Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Le categorie filosofiche nella missione gesuitica

di Elisabetta Corsi

Per comprendere l’uso e la natura delle categorie filosofiche prevalenti nella missione gesuitica, occorre in primo luogo delineare ciò che si intendeva per “filosofia” ai tempi di Matteo Ricci.

Ciò impone necessariamente di definire in che cosa consistesse l’insegnamento della filosofia nei collegi gesuitici e quali fossero le disposizioni in merito a tale insegnamento, contenute nell’ordinamento didattico della Compagnia: la Ratio atque institutio studio rum Societatis Iesu. Siccome la natura dei corsi non coincideva con l’insegnamento filosofico nelle istituzioni non gesuitiche, occorre mettere nella giusta luce la specificità dei corsi tenuti nei collegi della Compagnia. Si rende inoltre necessaria una ulteriore riflessione in merito alla esistenza di un campo del sapere, all’interno della multiforme e complessa tradizione cinese, che i missionari gesuiti potessero assimilare alla filosofia e che eventualmente potesse costituire il terreno nel quale poter innestare il messaggio evangelico.

Elisabetta Corsi (Roma, 1960) ha studiato storia dell’arte, religioni comparate e sinologia a Roma, Pechino Hong Kong e Bombay. Ha insegnato a El Colegio de México dal 1994 al 2007; è stata professore invitato presso centri di ricerca e università a Taiwan, in Cina e negli Stati Uniti. Dal 2007 è professore ordinario di Lingua e Letteratura cinese presso la Facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma. I suoi interessi di ricerca vertono sull’apostolato scientifico dei missionari gesuiti nella prima età moderna, in particolare sulle “matematiche miste”, l’ottica e la prospettiva lineare; la diffusione dell’aristotelismo, la produzione, circolazione e traduzione dei libri scientifici. Ha pubblicato numerosi saggi in spagnolo, cinese, inglese e italiano. Nel 2004 ha pubblicato La fabrica de la ilusiones. Los jesuitas y la transmisión de la perspectiva lineal en China, 1698-1766, di prossima pubblicazione anche in inglese. Nel 2008 ha pubblicato Órdenes religiosas entre América y Asia. Ideas para una historia misionera de los espacios coloniales. Il suo ultimo libro si intitola Pazzo per i libri (settembre 2009) e comprende le traduzioni di alcuni racconti tratti dal Liao zhai zhi yi di Pu Songling. Nell’ambito della mostra Mirabili disinganni, dedicata al periodo romano di Andrea Pozzo, e che si inaugurerà il 4 marzo prossimo alla Calcografia Nazionale di Roma, ha curato le sezioni del catalogo concernenti, la prima, il rapporto tra la prospettiva lineare e le scienze matematiche nell’ambito della produzione testuale gesuitica, e la seconda, la diffusione della Perspectiva Pictorum et Architectorum oltre i confini dell’Europa.


Fonte:

pmatteoricci.it

5 marzo 2010