Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Avviare una nuova stagione di studi

“Inaugurare una nuova stagione di studi su Matteo Ricci e sul rapporto tra la Chiesa e la Cina”: questo, hanno spiegato gli organizzatori, lo scopo principale delle iniziative romana e maceratese, “un unico convegno in due tempi”, come lo ha definito mons. Giuliodori. “In Cina – ha ricordato quest’ultimo – Matteo Ricci è nei libri di storia: con Marco Polo, è uno dei due italiani presenti nel Monumento del Millennio a Pechino”. Per i cinesi, e per i cattolici in particolare, Matteo Ricci è “uno di loro”, un “padre della Cina”, un “elemento di identità del cattolicesimo cinese”. Tra le altre iniziative dell’anno ricciano, la mostra didattica divulgativa della figura e delle opere di Matteo Ricci, la cui versione in inglese è stata presentata dieci giorni fa all’Unesco – con oltre 700 richieste di adesione – e che ora si trova a Lisieux e girerà altri luoghi d’Europa, per giungere in Corea a settembre, dove il Pontificio Consiglio dei Laici ha organizzato una nostra sul laicato d’Oriente. Sono state inaugurate, inoltre, mostre in Cina a cura della Regione Marche: a Pechino, Shangai e Macao, tutti luoghi significativi dell’itinerario del gesuita. A Shangai, la mostra ricciana approderà in concomitanza con l’Expo, e anzi Matteo Ricci sarà una sorta di “testimonial” dell’Italia, proprio nell’anno in cui la Cina sta celebrando i 40 anni del rapporto con lo Stato italiano.


Fonte:

Agenzia Sir

1 marzo 2010