Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Incontro su "Cina, l’impossibile dialogo? Matteo Ricci e l’amicizia'"

LocandinaVenerdì 19 marzo, alle ore 18.00, presso l’Aula I della Facoltà di Lettere e filosofia, Palazzo Ateneo, si terrà un incontro organizzato dal Centro Culturale di Bari intitolato “Cina, l’impossibile dialogo? Matteo Ricci e l’amicizia”, con la partecipazione di padre Bernardo Cervellera, direttore dell’agenzia giornalistica AsiaNews.

Il gesuita Matteo Ricci (1552-1610), nato a Macerata, ha vissuto per quasi trent’anni – a partire dal 1583 – in Cina, dove è stato protagonista di una straordinaria avventura missionaria, caratterizzata da un’immedesimazione senza precedenti con la cultura e la tradizione cinesi, a partire dall’attaccamento all’esperienza e alla tradizione cristiana. Ricci fu un grande matematico e astronomo e questo suo talento gli valse l’accoglienza e il rispetto dell’élite politico-culturale cinese: egli tradusse gli “Elementi” di Euclide in cinese e disegnò la prima carta geografica universale in lingua cinese – solo per citare alcuni dei segni della stima e della simpatia umana che ebbe nei confronti di una cultura così diversa e così poco nota al mondo occidentale. Questa amicizia si consolida e approfondisce negli anni assieme al fiorire e all’accrescersi delle comunità cristiane cinesi.
Quando muore nel 1610 padre Matteo Ricci riceve il privilegio di essere sepolto nella capitale Beijing, cosa che era proibita agli stranieri. Proprio la sua testimonianza unita all’amore e alla stima per il popolo e la cultura cinesi hanno fatto sì che a Ricci, su richiesta dei suoi amici, venisse riservato questo onore dall’Imperatore.