Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La 18esima traduzione delle opere di Matteo Ricci

di Filippo Mignini

Il capitolo VII dell’opera ricciana Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina che rendiamo noto oggi, fornisce una descrizione delle usanze matrimoniali che Ricci aveva imparato a conoscere nel corso della sua permanenza nel Regno del Drago. Li Madou fu il primo, nella storia della nostra civiltà occidentale, che, con metodi scientifici, dette una descrizione esatta degli usi e costumi della Cina. In questa porzione di testo il gesuita maceratese illustra, tra le altre osservazioni, il rituale del matrimonio combinato, in voga in quel tempo, che conferiva all’autorità paterna il potere di scegliere il consorte per la propria figlia, che “non porta nessuna dote” nella nuova casa ma che doveva rispettare e onorare il marito, e il più delle volte, condividerlo con altre mogli. E’ interessante notare che la sposa dell’imperatore non era di sangue nobile, ma veniva scelta fra la gente comune in base alla sua bellezza, che doveva essere del tutto straordinaria.

[…] Sono anco molto solenni le cerimonie che si fanno nelli matrimonij e sposaritij. Non solo i sposaritij, ma anco i matrimonij si fanno di molta puoca età sì dello sposo, come della sposa, et hanno d’essere ambedue della stessa età o puoco differente; e tutto fanno il Padre e la Madre dell’uno e l’altro senza richiedere il consentimento de’ figliuoli, i quali sempre gli obedono. Gli vassalli gravi tutti apparentano con altre persone gravi e simili a loro nello stato nella prima moglie, che è la legittima; delle altre moglie, che tutti possono pigliare quante ne vogliono, non si curano di che famiglia sia, o nobile o plebeia, e solo ricercano esser di bella figura; anzi queste seconde moglie sono sempre comprate per denari di cinquanta o cento scuti, et alle volte molto manco da’ suoi parenti. I poveri tutti comprano le loro mogli e così le possono e sogliono anco rivendere.

Il Re e suoi figliuoli non pigliano le loro moglie di nessuna casa grave o nobile, ma solo sì sceglie per la bellezza solo del corpo tra gente populare et idiota e di puoco essere, perché nessuno huomo letterato vuol porre le sue figliole in mano de’ magistrati deputati a vedergli tutto il corpo, et esser presentate a tanti luoghi per eleggere tra molte una, se bene habbi d’esser regina, per non essere molto grande il potere delle Regine della Cina, e star sempre serrate dentro del Palazzo e non potere suo padre e sua madre vederle più mai. Il Re e suoi figliuoli tiene una moglie principale e viene ad essere come legittima; oltra questa ne tiene il Re e il Principe, nove anco principali, et altre trintasei pur con titulo di moglie, oltre le altre senza nessun titulo, che sono assai più. Fra tutte quella che fa figliuoli è quella che viene di poi a tenere qualche valore || e, sopre tutte la madre del primo figliuolo che ha d’esser erede del Regno.

Sì nel Re e sua famiglia, come in tutte le altre persone del regno, quella prima moglie è legittima e signora della Casa, e sta alla mensa con il marito; tutte le altre, specialmente fuora dei parenti del Re, sono come serve del Padrone di casa e della moglie legitima, e non stanno se non in piedi davanti a essi; et i loro figliuoli non riconoscono per madre quella che gli partoritte, ma solo la legitima, e per questa portano lutto i tre anni e lasciano l’offitio, e per la propria non fanno niente. Nei maritaggi si osserva con grande rigore che nessuno pigli moglie del suo cognome se bene non vi fusse tra loro nessun parentesco; e sono questi cognomi nella Cina assai puochi per non arrivare a mille, e nessuno può fare cognome nuovo fuora di quei che dal principio vi forno, e nessuno può pigliare altro cognome che quello di suo padre, se non fosse adottato da alcuno. Dei gradi di affinità non fanno nissun conto, e così maritano le figliuole e danno moglie a’ figliuoli de molto stretti parenti di sua madre. La sposa non porta nessuna dote, e se bene il giorno che va a casa del marito, con molta solennità porta seco molte massaritie di casa, e assai ricche quei che hanno podere, empiendo di esse tutta la strada, con tutto, ordinariamente, tutto è alle spese del marito, che gli manda grande copia di danari molti mesi inanzi. […]

Tratto da Matteo Ricci, Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Quodlibet, Macerata 2000, pp.70-71.


Fonte:

Cronache Maceratesi

21 marzo 2010