Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Caritas in veritate: La “pedagogia” di Matteo Ricci e del santo curato d'ars

“La capacità di portare i distacchi e le malinconie alla luce della graduale trasformazione di sé” e “l’integrazione degli insuccessi, quali momenti della croce, verso la resurrezione”. Sono due delle “dodici linee pedagogiche” individuate nella vita e nel pensiero di padre Matteo Ricci da Grazia Maria Costa, medico pneumologo e presidente dell’associazione “Edith Stein” di Genova. Nel suo intervento al seminario “L’agire sociale alla luce della teologia della croce” in corso a Roma, Costa ha affermato che la testimonianza del grande missionario gesuita, di cui ricorrono i 400 anni della morte, offre “molte linee pedagogiche per essere testimoni della croce” attraverso una “sintesi fra antropologia e spiritualità”. “L’azione socio-pedagogica del Santo Curato d’Ars alla luce della croce”, ha dal canto suo osservato suor Paola Barenco, vicaria generale delle Congregazione Piccola opera Regina apostolorum, va vista “nel contesto del suo essere e sentirsi profondamente sacerdote”. “Le sue grandi opere, se da un lato hanno un riscontro nel cambiamento della sua parrocchia e in significative iniziative assistenziali – ha fatto notare la religiosa –, hanno un riscontro ancora maggiore nel servizio svolto a contatto con il cuore e le coscienze dei penitenti”. Esemplari anche per l’uomo d’oggi “la tenacia del suo impegno” e “la capacità di solitudine nel sostenere le incomprensioni”.


Fonte:

Agenzia Sir

24 marzo 2010