Il patriarca di Venezia Angelo Scola è intervenuto il 10 settembre alla Mostra in occasione della presentazione del docufilm "Matteo Ricci un gesuita nel regno del drago" di Gjon Kolndrekaj organizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo. Ai microfoni di Radio Vaticana ha detto: "La cosa che mi ha impressionato di più, chinandomi un po' su questa figura, è proprio l'amicizia come metodo d'inculturazione. L'inculturazione non è cioè una strategia, comincia da una condivisione. Parte dalla convinzione che tutti gli uomini, al di là delle loro radicali differenze […] hanno in comune un'esperienza elementare: quella che gli antichi chiamavano l'humanitas.
Hanno cioè uno sguardo unitario sulle questioni decisive della vita, che si colora poi a seconda delle culture e delle religioni. Ricci - ha sottolineato Scola - considera questo sguardo unitario come il valore pratico della convivenza. Questo sguardo è un'esperienza e non una teoria". Mons. Claudio Giuliodori, arcivescovo di Macerata, terra natale di Ricci, ha messo in risalto l'umiltà come tratto saliente del gesuita missionario. Qualità "necessaria - ha detto - a chiunque si voglia mettere in dialogo". Un dialogo culturale che "è presupposto - ha aggiunto - anche per affrontare le grandi sfide della globalizzazione che oggi si presentano". Corredata da un libro - con prefazione del vescovo Giuliodori e del P. Federico Lombardi - l'opera del regista kosovaro è scandita dalla colonna sonora del M° Stelvio Cipriani e si colloca tra le iniziative ideate per il 4° centenario della morte di Ricci.
Fonte: 16 dicembre 2009

