Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Matteo Ricci a 400 anni dalla morte

di Pierfranco Bruni

L’inculturazione come ponte di civiltà tra Occidente ed Oriente

Matteo Ricci (Macerata, 6 ottobre 1552 – Pechino, 11 maggio 1610), gesuita, missionario, esploratore delle culture e ricercatore tra le geografie dell’Oriente, è stato certamente un “ponte” tra il mondo rappresentato dalle culture dell’Occidente e la realtà dell’Oriente. Un dialogo che ha permesso non solo di applicare la metodologia della comprensione e delle integrazioni ma soprattutto di penetrare tessuti storici, in una determinata temperie epocale, che sembravano non solo inesplorabili ma irraggiungibili.
Dopo Marco Polo (Venezia, 15 settembre 1254 – Venezia, 8 gennaio 1324) l’Oriente era diventato e lo si considerava come una favola in un leggendario cammino di misteriosi incontri quasi onirici e legati al gioco dell’immaginario.
Matteo Ricci, formatosi inizialmente dal 1561 al Collegio dei Gesuiti di Macerata e successivamente a Roma al Collegio Romano nel 1568 e poi dal 1571 nella Compagnia di Gesù a Sant’Andrea al Quirinale, attraverso il concetto del viaggiare e del trasformare il viaggiare in un vero e proprio viaggio di partenza e di permanenza, è riuscito a stabilire un raccordo antropologico tra la storia dell’Occidente e la tradizione della Cina. Lo ha fatto chiaramente portando e introducendo in quell’Oriente, a cominciare dal 1582 sino alla sua morte, una visione, che aveva un preciso sistema di valori, ben definita e radicata nella memoria della cultura occidentale e parimenti trasportando in Occidente una Cina che aveva come modello geografico una dimensione territoriale ben circoscritta.

La tradizione greco – romana (latina) ben conosciuta da Matteo Ricci si è modulata come chiave di lettura di una civiltà che dell’Oriente conosceva e interpretava il mondo greco, bizantino, islamico, turco e non completamente o decisamente scavato nelle rotture asiatiche.
La civiltà greca e quella latina sono stati dei chiavistelli per entrare in un circuito in cui il concetto di tempo come era soltanto una metodologica apparenza. Cito il concetto di tempo perché è proprio su questa motivazione esistenziale e filosofica (sia grazie all’orologio sia attraverso lo studio delle mappe e del mappamondo ma anche della raggiungibilità dei limiti delle realtà di confine e geografia) che si è articolato il reticolato dei rapporti di interscambio non solo culturale tout court ma etnico tra la Cina e l’Occidente.
Ricci da cinese ha contestualizzato la dinamica del concetto di tempo – orologio nella cultura cinese e non da testimone di una civiltà occidentale. Questo è stato uno degli elementi importanti che ha permesso di restare dentro l’orizzonte dei valori orientali. Un Oriente che ancora non aveva legami con la storia non solo dell’Occidente allargato ma soprattutto dell’Italia e di Roma. Questo ha dato un significato maggiore al dialogo tra la cristianità rappresentata da Matteo Ricci e l’accettazione di una filosofia cinese che non si è trasformata in religione ma si è posta come confronto e mai in antagonismo sia in termini filosofici che teologici.
Ecco perché l’interazione tra il modello greco e quello cinese ha costituito una condizione dell’esistenza come modello prioritario all’interno del valore persona. Soprattutto un religioso gesuita come Matteo Ricci portandosi dentro la sua formazione classica e cristiana è stato l’interprete di una esigenza non di assoluto ma di conoscenza grazie ad un azione che è quella missionaria. Il punto non sta soltanto nel fatto che Matteo Ricci abbia permesso una ripresa del cattolicesimo nelle dinastie della storia cinese ma consiste nell’aver intrecciato la fede cattolico – cristiana con la cultura in un contesto in cui era assente la presenza rinnovatrice e tradizionalista dell’evangelizzazione. Lo ha fatto con gli strumenti non direttamente religiosi e teologici ma filosofici ed esistenziali.
Il confucianesimo è stato amalgamato all’interno di una visione etica della vita che ha esercitato un dettato comportamentale. Riuscire ad integrarsi nei costumi e nelle tradizioni diventando cinese tra i cinesi anche grazie alla conoscenza della lingua ha segnato uno di quei percorsi integranti e culturalizzanti arricchendo così in un passaggio estremo la sua formazione (che è diventata funzione evangelica vera e propria) greco – latina in una interazione con la lezione proveniente dall’assiduo modello confuciano.
D’altronde la sua opera cartografica dal titolo: “Grande mappa dei diecimila Paesi” è servita a creare il legame tra la Cina e l’Occidente proprio sul piano di una dimensione geografico – culturale. La sua presenza a Pechino e il suo ingresso in questa città dell’Imperatore (24 gennaio 1601), dopo diciotto anni di raccordi con le varie aree della Cina e di stanziamenti nei diversi luoghi di questo Oriente (da Canton, 1583, a Nanchino), incisero un segno tangibile nella visione che l’Occidente aveva della Cina.
Riuscire a restare cristiani e a parlare da cristiani davanti all’Imperatore diventava un fatto non soltanto storico ma assumeva una connotazione precisa che era quella dell’aver aperto non solo un dialogo ma un rapporto straordinario tra modelli culturali che avevano la necessità non solo di confrontarsi ma di incontrarsi e non smettere di incontrarsi.

Matteo Ricci era sì il gesuita, il cattolico – cristiano, l’evangelizzatore ma veniva considerato come il letterato che aveva unito due mondi completamente diversi attraverso il ponte delle culture. Il messaggio evangelico si trasmetteva grazie al concetto tanto nominato che è quello della inculturazione. Ciò però si verificava anche nella formazione e nel sentire di Matteo Ricci.
Il letterato si poneva come l’interprete tra il culto del dettame confuciano e i la fede cristiana in un patto che era quello della reciprocità della comprensione che rispondeva in nome dell’amicizia. Il confronto – scontro tra il Buddismo e il Cristianesimo fu anche vivace ma il letterato tra i letterati si apriva alla dialettica tanto che nel 1609 riuscì a fondare la Confraternita della Madre di Dio definendo la costruzione della prima chiesa cristiana proprio a Pechino.
La morte, comunque, non gli permise di vedere realizzata in pieno la chiesa. Ma Matteo Ricci non portò soltanto l’Occidente e la sua cultura dentro la Cina stabilendo una didattica della cultura tra confucianesimo, buddismo e cristianesimo quanto definì l’importanza della Cina in Occidente.
I suoi contributi sono una premessa ai vari dialoghi successivi e i suoi scritti che vanno da “Mappamondo cinese” a “ Sommario della dottrina cristiana”, dalle Lettere ai suoi pensieri sull’Amicizia, dai “Commentarii” all’analisi dell’entrata della Compagnia di Gesù in Cina risultano una emblematica testimonianza di un pensare che è diventato azione. Una azione missionaria, dunque, nel segno delle culture che ha stabilito non solo un interscambio ma una conoscenza.
Con il concetto di inculturazione, infatti, in Matteo Ricci, ci si incammina verso un fenomeno antropologico in cui la trasmissione dei valori di conoscenza diventa una reciprocità tra individui e comunità, tra processi di apprendimento e forme di linguaggi che permettono una iniziazione verso realtà altre. La relazione tra Occidente ed Oriente e viceversa è una dimostrazione significativa.
Gli incontri vivono nella conoscenza e l’amicizia è un costante avvicinamento tra popoli e identità in un intreccio in cui le culture vivono sempre in quei modelli che hanno valenze sia etniche che antropologiche, sia letterarie che artistiche. Matteo Ricci, interprete di una cristianità come missione e di una filosofia come esistenza in un Tempo che non è misura o distanza ma onirico pellegrinaggio dentro la vita delle civiltà.


Fonte:

Mediterraneonline.IT

12 aprile 2010