Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La diciannovesima traduzione delle opere di Matteo Ricci

di Filippo Mignini

Questa settimana pubblichiamo la prima porzione del decimo capitolo dell’opera di Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina in cui Matteo Ricci descrive le varie comunità religiose presenti al tempo in Cina.

Il gesuita maceratese, nell’illustrare le principali usanze religiose del Regno del Drago, parte in primo luogo dalla lettura dei classici confuciani in cui trova che i cinesi “sempre adororno un suppremo nume che chiamano Re del Cielo, o Cielo e terra”, e passa poi a considerare “due mali” distinti: da una parte coloro che sono scappati dall’idolatria e sono caduti nell’Ateismo, dall’altra quelli che hanno seguito “la legge Macomettiana”, ossia i mussulmani. In seguito Ricci riflette su coloro che adempiono “la legge di Mosè”, ossia i Giudei, ed è solo alla fine che arriva a considerare “gli adoratori della Croce”.

DI VARIE SETTE CHE NELLA CINA SONO INTORNO ALLA RELIGIONE.

[…] Di tutte le gentilità venute a notitia della nostra Europa non so di nessuna che avesse manco [meno] errori intorno alle cose della religione di quello che ebbe la Cina nella sua prima antichità. Percioché ritruovo ne’ suoi libri, che sempre adororno un suppremo nume che chiamano Re del Cielo, o Cielo e terra, parendo forsi a loro che il Cielo e la terra erano una cosa animata, e che con il suppremo nume, come sua anima, facevano un Corpo ivo. Veneravano anco varij spiriti protectori de’ Monti e de’ fiumi e di tutte le quattro parti del mondo. Fecero sempre molto caso di seguire in tutte le loro opere il dettame della ragione che dicevano avere ricevuta dal Cielo, e mai credettero del Re del Cielo e degli altri spiriti, suoi ministri, cose tanto sconcie, quanto credettero i nostri Romani, i Greci, gli Egittij e altre strane nationi. Di dove, si può sperare della Imensa bontà del Signore, che molti di quegli antichi si salvassero nella legge naturale, con quello agiuto particolare che suole Iddio porgere, a quegli che di sua parte fanno quanto possono per riceverlo. E di ciò danno assai chiaro inditio le loro croniche di più di quattro milia anni addietro, dove si contano le buone opere che fecero quei primi Cinesi per amore della patria, del ben pubblico et utilità del popolo. Si può anco questo cavare da molti belli libri, che restano sino a questi tempi di quei loro Philosophi antichi, pieni di molta pietà e buoni avisi per la vita humana et acquistare le virtù, senza niente cedere ai più famosi de’ nostri philosophi antichi.

Ma conciosia che la natura corrotta, se non viene agiutata dalla gratia Divina, sempre da se stessa se ne corre al basso, vennero poi questi miseri huomini puoco a puoco spengendo tanto di quel primo lume et ad allargarsi in una libertà sì grande che dicono e fanno già quanto vogliono de dritto e di torto senza nessuna paura; a talché quei che in questi tempi scappano dall’Idolatria, puochi sono che non cadano nell’Atheismo.

A questo male se ne aggiunse un altro, e fu che con la vicinanza della Persia per la parte del ponente, entrorno in questo regno in varij tempi molti della legge Macomettana, e si moltiplicorno tanto per generatione ne’ suoi figliuoli e nipoti che già hanno impita tutta la Cina con molte migliaia di famiglie, et quasi in tutte le provincie stanno con molto sumptuose Meschite, dove recitano, si circoncidono e fanno le loro cerimonie. Ma per quello che ho saputo, loro né seminano né procurano di divulgare la sua legge, anzi vivono assai soggetti alle leggi della Cina et in grande ignorantia della loro setta, e sono tenuti in puoco conto da’ Cinesi; con tutto ciò per esser già tutti naturali non sospettano di loro nessuna ribellione e già li lasciano studiare et entrare ne’ gradi et magistrati del regno, e molti di loro, riceuto il grado, lasciano anco la loro antica setta, non gli restando altro di essa che il non mangiare carne di porco per non esser avvezzi a essa.

Ritrovassimo parimente in questo regno, come di poi si dirà, Giudei che vivono nella lege antica di Mosè; ma sono puoche famiglie, e non sappiamo avere Sinagoga in altra parte che nella Metropoli della Provincia di Honan, detta Chaifumfu e in quella di Cechiano, detta Hanceufu. In essa guardano con grande veneratione il Pentateuco di Mosè in lettera Hebraica, scritto in Cartapecora, senza punti, al modo antico irrolati. De gli altri libri del testamento vecchio non habbiamo anco saputo quanti ne habbino. Conservano la Cirimonia della Circoncisione et si astengono dal mangiar porco e d’ogni carne con nervi conforme all’ loro antico rito.

Puochi anni sono sapessimo di certo che vi forno anco christiani specialmente in queste provincie settentrionali sotto il nome di adoratori della Croce, e fiorivano tanto in numero di famiglie, lettere et armi che, sessanta anni fa, i Cinesi vennero ad avere cattiva sospitione di essi, mossa forsi da gli Macomettani che in ogni parte sono nostri inimici. Per il che li volsero prendere, e così si nascosero tutti facendosi alcuni Turchi e Giudei e la magior parte gentili, e le loro chiese furono fatte Tempi de Idoli, et i suoi discendenti, ancorché molti conservino il custume di far la croce nelle cose che mangiano e bevono, restorno con tanta paura che non vogliono confessare esser loro posteri, e nessuno vi è, né tra loro né di altri, che sappino dare nessuna causa del fare queste croci; ma nella loro figura chiaramente dimostrano esser figliuoli di gente forastiera nella Cina.

Né anco potessimo sin hora sapere che Imagini e che lettera usavano. Solo veddi in mano di un Antiquario, che vendeva cose antiche, una Campanella assai galante di bronzo, in cima della quale vi era una chiesietta scolpita con una croce inanzi a essa, e all’intorno vi erano parecchi lettere greche, che pare resterebbe di quei Christiani antiqui. […]

Matteo Ricci, Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Quodlibet, Macerata 2000 pp. 90-93.


Fonte:

Cronache Maceratesi

19 aprile 2010