Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La ventesima traduzione delle opere di Matteo Ricci

di Filippo Mignini

Questa settimana rendiamo nota, ancora una volta, una porzione di testo tratta dall’opera ricciana Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina. In questo brano Matteo Ricci descrive alcuni aspetti dell’antica astrologia cinese, delle scienze matematiche (aritmetica e geometria) e dell’arte tradizionale della medicina. A proposito degli astrologi cinesi Ricci osserva che: «fanno altre costellationi di stelle diverse dalle nostre» e ritengono che «tutto quanto si fa in questo mondo inferiore dipenda dalle stelle». L’antica astrologia cinese era una disciplina che non contemplava l’individuo preso per sé, ma diversi avvenimenti celesti interpretati per favorire gli di stato.

La matematica, invece, ha avuto un ruolo molto importante nel Regno del Drago soprattutto in relazione alla soluzione di esigenze meramente pratiche come, per esempio, la compilazione del calendario.

Nell’ultima parte Ricci fa un breve riferimento alla medicina tradizionale, di cui evidenzia in primo luogo la grande diversità da quella occidentale basandosi soprattutto sullo studio di erbe e di radici vegetali. Egli appare meravigliato dal fatto che “vi è di questa arte nessuna schuola pubblica, ma tutti imparano dal Maestro che vogliono”.

[…] Doppo questa scientia morale hebbero i Cinesi anco molta notitia di Astrologia et altre scientie di Matematica; nell’Aritmetica e Geometria furno più felici, ma anco questo tutto confuso. Fanno altre costellationi di stelle diverse dalle nostre, e pongono quattrocento stelle più che i nostri Astrologhi, contando anco quelle che non sempre appariscono; ma niente si curano di dar ragione delli Phenomeni o Apparentie, e solo procurano calculare al meglio che possono le eclipsi e movimenti de’ pianeti con assai di errori.

Et in che più si occupano è nella giudiciaria (astrologia), pensando che tutto quanto si fa in questo mondo inferiore dipenda dalle stelle.

Solo in questa scientia di Matematica si agiutorno qualche cosa di certi Matematici saraceni che vennero dalla Persia; ma nessuna cosa insegnorno con dimostrationi; solo lasciorno tavole dalle quali calculano il loro anno e le eclissi d’ambi i Luminari et anco i movimenti degli Pianeti.

L’autore di questa famiglia che adesso regna (l’imperatore Zhu Yuanzhang fondatore della dinasta Ming che regnò dal 1368-1399 d.C.) prohibitte che nessuno imparasse questa scientia, se non i deputati, avendo paura che per questa via machini alcuno qualche ribellione. Con tutto questo sostenta molti matematici, dentro del suo Palazzo, che sono eunuchi, et altri di fuora con molte migliaia di scuti per le grandi rendite che gli dà, secondo i gradi che negli essami conseguiscono, e sì quei di dentro, come quei di fuora, sono divisi in doi collegij: l’uno che segue il modo antico della Cina col Calcolo, l’altro che segue l’altro novo venuto dalla Persia, e dipoi conferiscono e si agiutano gli uni agli altri; quei di dentro e quei di fuora. Ciascheduni hanno la sua Area o torre in luogo eminente, dove fecero molto belli strumenti di Matematica, di Bronzo, di smisurata grandezza, assai antichi per osservare le stelle; dove ogni notte sta alcuno veggiando se vede qualche cometa o cosa nova nel Cielo, per dar il giorno seguente ragguaglio al Re con publico memoriale, nel quale anco dichiarano la significatione di quello che hanno visto. Gli strumenti di Nanchino stanno in un monte dentro delle Città molto alto, e sono fatti di miglior lavoro che quei di Pachino. Le eclissi del sole e della luna divolgano i Matematici di Pacchino per tutta la Cina, e per lege sono obbligati tutti i magistrati in ogni Città e terra con i ministri degli Idoli, di radunarsi tutti in un luogo deputato con le sue insegnie a soccorrere a questi doi luminari con sonare baccili di bronzo, far varie genuflessioni tutto il tempo che dura l’eclipse. [… ]

L’arte della Medicina è assai diversa dalla nostra, ma si regono pare per il polso. Fanno molte volte assai belle cure, ma tutto per simplici di erbe, radici ed altri ingredienti, e risponde più tosto alla nostra Herbolaria. Non vi è di questa arte nessuna schuola pubblica, ma tutti imparano dal Maestro che vogliono. Nelle corti si fa essame di questa arte e si dà gradi, ma con tanto puoco deletto che nessuna autorità di più tiene il medico con grado di quello che tiene il non graduato. Percioché non è prohibito il medicare a nessuno, e tutti quei che vogliono, o sappino molto o puoco, si mettono a medicare. […]

Matteo Ricci, Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Quodlibet, Macerata 2000 pp. 29-31.


Fonte:

Cronache Maceratesi

2 maggio 2010