Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Ricci e Valignano amici per la missione

di Gianni Criveller

Dal seminario fino alla morte di Valignano, storia di un’amicizia fondata su grandi valori e vedute

Il 15 agosto 1571 Matteo Ricci, 19 anni, bussa alla porta del noviziato di Sant'Andrea al Quirinale. Ad accoglierlo c'è Alessandro Valignano, 32 anni. I due fondatori della missione cinese si incontrano per la prima volta, dando inizio a un legame che ha segnato in modo indelebile la missione della Cina. La stima e la solidarietà, unite all'identità di vedute e di progetti, fanno del rapporto tra Ricci e Valignano una bella e rara storia d'amicizia, come non se ne incontrano molte nella storia missionaria.
Tra il 1552, l'anno della morte di Francesco Saverio nell'isola di Shangchuan, e il 1583 una cinquantina di missionari avevano inutilmente tentato di stabilirsi in Cina. Ci volle la visione di Valignano, Visitatore delle Indie orientali, per imprimere «all'impresa della Cina» una nuova direzione. Egli applicò il modo soave, cioè l'accomodamento: studiare e adattarsi alla cultura cinese. Il primo missionario destinato fu Michele Ruggieri, ma sarà Ricci a mettere in atto l'ideale di Valignano.
Ricci visse l'amicizia non solo come un tema intellettuale (scrivendo proprio sull'amicizia il suo primo libro in cinese), ma fu anche vero amico. Egli, il fondatore della missione cinese, fu così generoso verso l'amico Valignano da definirlo «primo autore di questa missione». In una lettera al Generale Claudio Acquaviva pochi mesi dopo la morte di Valignano (1606), Ricci lo ricorda commosso: «Quest'anno, oltre gli altri travagli, che mai ce ne mancano, avessimo questo molto grande della morte del P. Valignano padre di questa missione, con la perdita del quale restassimo come orfani, e non so con che V. P. ce la possa ristorare». Sono rimaste fino a noi solo due lettere di Ricci al Visitatore, ma dal complesso degli scritti di Ricci risulta che c'era una fitta corrispondenza tra i due. Gli scritti di Ricci contengono un numero quasi sterminato di riferimenti a Valignano, che rivelano un'intesa davvero singolare. In una lettera del 1589 a Valignano, Ricci scrive: «Per quanto riguarda le indicazioni di V. S., ci sforzeremo di osservarli a dovere, e già molte di esse, prima ancora di riceverle, le avevamo messe in pratica, in quanto [siamo] dello stesso avviso».
Dopo la cacciata da Zhaoqing, Ricci stava per ritirarsi a Macao. Fu Valignano, uomo poco incline allo scoraggiamento, ad instillare nell'amico il coraggio di non arrendersi e di mantenere le posizioni in Cina.
Durante un assalto notturno, Ricci si ferì a un piede. Valignano lo richiamò a Macao per farlo visitare dai medici portoghesi. Purtroppo essi non riuscirono a guarirlo, e Ricci rimase leggermente claudicante per il resto della sua vita. Fu l'ultimo incontro tra i due missionari, nel quale presero decisioni importanti per la missione, ovvero passare dalla «via buddhista» a quella «confuciana». Questa svolta, maturata lentamente da Ricci in dialogo con i suoi amici cinesi, fu approvata con convinzione da Valignano, al punto che Ricci parla di «ordine del Visitatore».
Valignano e Ricci volevano vedersi ancora e avevano organizzato un incontro a Pechino. Dalla visita di Valignano a Pechino Ricci si aspettava grandi cose: «Spero in Dio che con questa visita si apra anco più larga questa porta della christianità nella Cina», scriveva al generale Acquaviva nel 1605. Il viaggio, che sarebbe stato un evento di grande importanza, era già in fase avanzata, quando la morte del Visitatore a Macao (20 gennaio 1606) ne impedì la realizzazione. Ricci non esitò allora ad accostare Valignano a Francesco Saverio, entrambi morti alle soglie e alla vigilia della loro entrata in Cina.


Fonte:

MissiOnLine

1 marzo 2010