Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Matteo Ricci: Mons. Giulidori, “La sua eredità” continua a “interpellarci”

“Ricordiamo e celebriamo p. Matteo Ricci con immensa gratitudine ma anche con la speranza che ne venga riconosciuta la santità e che la sua eredità porti ancora frutti abbondanti per il bene dell’umanità e per la diffusione del Vangelo”. È l’auspicio di mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, in occasione del IV centenario della morte di padre Ricci (Pechino, 11 maggio 1610), il gesuita maceratese che ha posto le “basi all’evangelizzazione della Cina e al dialogo tra Occidente e Oriente”. L’anniversario verrà celebrato, domenica 9 maggio, con una messa presieduta da mons. Giuliodori nella cattedrale di san Giuliano (Macerata, ore 11). La celebrazione verrà trasmessa in diretta su RaiUno. “P. Matteo Ricci – scrive il vescovo in una nota per il settimanale diocesano Emmaus (in uscita l’8 maggio) – ha lasciato un’eredità preziosissima alla terra marchigiana, alla Chiesa maceratese, alla Compagnia di Gesù, al popolo cinese, ma anche a tutta l’umanità il cui cammino verso l’unità e la pacifica convivenza appare ancora lungo e travagliato”. Con le celebrazioni in programma, “oltre a rendere il dovuto omaggio ad un uomo eccezionale, vogliamo soprattutto fare tesoro di un lascito quanto mai attuale e fecondo per il cammino odierno dell’umanità”.

Da padre Ricci, afferma mons. Giuliodori, “possiamo imparare, anche per il nostro tempo, la capacità di rispettare e amare culture totalmente diverse, superando pregiudizi e rifuggendo da pretese di egemonia o di conquista. Nella sua scelta di farsi in tutto cinese tra i cinesi riconosciamo uno stile di amicizia e di reciproco arricchimento che tanto utile sarebbe anche in questa nostra epoca segnata dalla globalizzazione”. Nel “metodo di evangelizzazione” di padre Matteo Ricci, prosegue il vescovo, “ammiriamo la ricerca appassionata di tutti i semi evangelici presenti già all’interno della stessa tradizione filosofica e spirituale cinese, ma anche il rifiuto di ogni sincretismo e la costante ricerca dei linguaggi e delle vie per portare i cinesi all’incontro con Cristo nel contesto di una solida vita ecclesiale”. Mons. Giuliodori ricorda “le ultime parole di p. Ricci consegnate ai confratelli gesuiti prima della morte. Dicendo loro ‘Vi lascio su una soglia aperta a grandi meriti, ma non senza molti pericoli e tribolazioni’ ricordava tutto il lavoro fatto. Ma, nello stesso tempo, indicava che era stata solo aperta la porta e che molto restava da fare”. Dopo quattro secoli, conclude il vescovo, “quella porta aperta continua a interpellarci. Costituisce per noi una soglia invitante e suggestiva per abitare il presente e costruire il futuro”.


Fonte:

Agenzia SIR

5 maggio 2010