Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


A Palazzo Buonamici: Matteo Ricci, un gigante della storia.

di Gianni Limberti, Presidente Associazione Matteo Ricci

In corso a Palazzo Banci Buonamici (la sede della Provincia di Prato) una mostra a carattere bibliografico per celebrare il quarto centenario della morte di Padre Matteo Ricci. Missionario gesuita arrivò in Cina nel sedicesimo secolo per predicare il Vangelo e morì a Pechino nel 1610 dove ancor oggi vi è - ben conservata - la sua tomba, primo occidentale ad avere un tale privilegio: i barbari non potevano essere seppelliti nella città dell'Imperatore.

Perché anche a Prato si ricorda questa figura? Ricci può essere considerato a pieno titolo il primo e più importante costruttore di relazioni interculturali fra Oriente e Occidente. Matematico, cartografo, esploratore, ha compilato il primo dizionario cinese-portoghese e scritto in cinese più di venti opere su argomenti teologici e scientifici.

Benedetto XVI, nel dare solennemente inizio alle celebrazioni dell'anniversario della morte, ha scritto: Modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze, (Padre Matteo Ricci) fece dell'amicizia lo stile del suo apostolato durante i ventotto anni di permanenza in Cina. L'amicizia che egli offriva era ricambiata dalle popolazioni locali grazie proprio al clima di rispetto e di stima che egli cercava di coltivare. (...) Auspico vivamente che le manifestazioni giubilari in suo onore offrano l'opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Seguendone l'esempio, possano le nostre comunità, all'interno delle quali convivono persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco.

La nostra città, Prato, è uno dei principali esempi in Italia di comunità all'interno della quale convivono persone di diverse culture e religioni. Per questo la Diocesi, l'Associazione Matteo Ricci (nata nel 2002 per la conoscenza e la diffusione della cultura dell'estremo oriente) e Associna, formata da cinesi di seconda generazione, hanno ritenuto opportuno ricordare e far meglio conoscere la figura di Padre Matteo Ricci per promuovere quello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco di cui parla Benedetto XVI. Che vuol dire osservanza delle regole in vigore nel paese dove ti trovi e conoscenza della cultura dell'altro.

Vari gli eventi organizzati e di cui Pratoblog ha dato puntuale notizia. Vorrei con queste brevi note richiamare l'attenzione sulla mostra di carattere bibliografico dal significativo titolo Matteo Ricci: Vi ho lasciato una porta aperta, ma piena di perigli. Sono le parole che il gesuita rivolgeva ai suoi confratelli sul letto di morte, la sera dell'11 maggio 1610. Grazie a Ricci ed ai suoi confratelli gesuiti arrivano in Occidente notizie precise e dettagliate dell'Impero di Mezzo : le prime carte geografiche scientificamente esatte, descrizioni esatte di piante, animali, costumi. Prima il padre Martino Martini, che fa stampare un atlante dedicato alla Cina che ha un successo enorme, soprattutto fra i mercanti che acquistavano sete, porcellane, spezie nel lontano oriente. Poi il padre Kircher, fantastico scienziato che aspetta a Roma le notizie che gli portano i confratelli e le trasforma in grandi volumi pieni di illustrazioni.

In mostra, grazie alla generosità della Fondazione Eredi Roncioni - Biblioteca Roncioniana, si possono ammirare le opere del Martini e il vero e proprio monumento bibliografico che il Kircher dedica al mondo egiziano che per lui era l'origine di tutte le cose (Mosè non era forse venuto dall'Egitto verso la terra promessa?) e quindi anche degli ideogrammi cinesi!

Il metodo dei gesuiti – inculturazione, cioè immersione nella cultura del paese dove opera il missionario, e non imposizione della cultura propria, cioè occidentale – è avversato sin da poco dopo la morte del Ricci da altri ordini religiosi. Ne scaturisce la polemica, a volte veemente, sui cosiddetti riti cinesi che dividerà per più di tre secoli la Chiesa e gli intellettuali europei, con il sostegno interessato delle potenze coloniali. Solo l'8 settembre 1939 Papa Pio XII scriverà la parola fine a questa triste pagina. In mostra alcuni libri scelti fra quelli, numerosissimi e oggi assai rari, che furono stampati, a sostegno dell'una o dell'altra tesi, fra la fine del 1600 e l'inizio del 1700.

Non mancano poi le edizioni – fino alle più recenti - delle opere del Ricci e dei commenti e degli studi sulla sua figura. Compresi i francobolli emessi nel 2010 per l'anniversario e la sua vita raccontata a fumetti ! Siccome vasta è la fama del Ricci in Cina (forse più conosciuto laggiù che da noi ...) sono esposti anche alcuni studi in cinese su questo che fu definito da uno studioso americano un gigante della storia. Si può visitare la mostra, a ingresso libero, fino al 5 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, il sabato e la domenica dalle 16 alle 19.


Fonte:

PratoBlog.it

11 maggio 2010