Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La 23esima traduzione delle opere di Matteo Ricci

di Filippo Mignini

Questa settimana rendiamo nota, ancora una volta, una porzione di testo tratta dall’opera ricciana Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina.

In questo brano viene narrata la realizzazione del primo Mappamondo ricciano (Zhaoqing 1584), il cui titolo è Yudi shanhai quantu (Completa mappa geografica dei monti e dei mari). La mappa, priva di didascalie, non ci è pervenuta, ma tramite alcune descrizioni è possibile effettuarne la ricostruzione, in base alla quale al centro recava la raffigurazione della Cina, vi era tracciato l’equatore, conteneva le cinque “zone” (America Settentrionale, America Meridionale, Asia, Libia e Magellanica), gli oceani e i fiumi principali (il Nilo e il Rio della Plata). L’opera, perfezionata nel tempo, è stata sicuramente di enorme impegno e di grande importanza, come compendio delle conoscenze europee e di quelle cinesi, e venne realizzata con il contributo determinante di collaboratori cinesi. Per quanto riguarda la cultura cinese, la novità più importante era costituita dal fatto che per la prima volta Ricci rendeva disponibile una rappresentazione cartografica del mondo in cui venivano rappresentati i cinque continenti, fra cui le Americhe di cui i cinesi non avevano una conoscenza precisa.

[…] Avevano i Padri posto nella loro sala un Mappamondo universale di tutto il mondo in nostra lettera. E, essendo inteso da’ Cinesi che cosa era questa, come cosa mai vista né pensata, desideravano tutte le persone gravi vederlo voltato in lettera Cinese, per saper meglio quello che in essa si conteneva. Perciò l’istesso Governatore comandò al P. Matteo, che già sapeva qualche cosa delle loro lettere, che gli voltasse quel Mappa con tutte le annotazioni che in esso vi erano, perché lo voleva far stampare e communicarlo con tutta la Cina; con che i Cinesi gliene restarebbero molto obbligati.

Per questo il Padre, che sapeva mediocremente queste cose di Matematica, per esser stato alcuni anni discepolo del P. Christoforo Clavio quando stava in Roma, si pose a fare questa opra, agiutato d’un letterato suo amico; et in brieve fece un mappa universale maggiore di quello che avevano in casa, con altre annotationi e dichiarationi più al proposito della Cina. E fu la miglior e più utile opra che in tal tempo si poteva fare, per disporre la Cina a dar credito alle cose della nostra santa fede. Percioché sino allora i Cinesi avevano stampati molti Mappamondi con titulo di Descrittione di tutto il mondo, i quali erano tutti, occupando il campo con le quindeci provincie della Cina, et all’intorno pingevano un puoco di mare nel quale facevano certe insolette, nelle quali scrivevano i nomi di tutti Regni, quanti ne havevano auto notitia, che tutti insieme uniti non facevano una piccola provincia della Cina; e con questa loro imaginatione della grandezza del loro regno e piccolezza del resto del mondo stavano tanto superbi che gli pareva esser tutto il mondo barbaro e inculto in sua comparatione; e non vi era molta speranza di aversi a soggettare a Maestri forastieri.

Quando videro il mondo sì grande e la Cina in un cantone di essa, sì piccola al loro parere, la gente più ignorante incominciò a farsi beffe de tal descrittione, ma gli più savij, vedendo sì bello ordine de’ gradi paralleli e meridiani con la linea dell’equinoctiali, tropichi, e le cinque zone con varij custumi de’ paesi, e tutta la terra piena de’ varij nomi voltati dal primo mappa, anco stampato, che dava assai credito a tanta novità, non potero lasciare di credere esser tutto questo verità.

Il Padre anco, in tutti gli anni che si seguittero, stando nelle corti et altre parti della Cina, fu sempre acconciando e limando questa opera; e fu stampata altre et altre volte, et impita di essi tutta la Cina, con grande credito de’ nostri e riputatione de’ letterati della nostra Europa, che avevano saputo ritrovare e dipingere tutto questo con tanto artificio, come di poi si dirà. […]

Matteo Ricci, Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Quodlibet, Macerata 2000, pp. 143-145.


Fonte:

Cronache Maceratesi

1 giugno 2010