Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Uno strategico cambio d’abito

di Gianni Criveller

Da monaco buddhista a letterato: un cambiamento radicale che si rivelò fecondo

Quando, il 10 settembre 1583, Matteo Ricci e Michele Ruggieri riuscirono ad ottenere il permesso di stabilirsi a Zhaoqing, l'allora capoluogo della provincia del Guandong e Guanxi, si rasarono la testa e indossarono l'abito simile a quello dei monaci buddhisti. Solo così le autorità civili, in particolare il prefetto della città Wang Pan, potevano giustificare una presenza estranea alle consuetudini dell'impero. I due missionari gesuiti erano «monaci venuti dall'Oc­cidente», un'espressione buddhista attraverso la quale Ricci e Ruggieri intendevano mostrare che la loro missione era di natura religiosa e non commerciale o militare, come altrimenti la gente avrebbe potuto sospettare, sapendo della presenza di un avamposto portoghese a Macao.
La richiesta del prefetto Wang Pan di indossare l'abito dei monaci coincideva con le direttive del Visitatore Alessandro Valignano, che propugnava l'«accomodamento» come il metodo missionario adatto all'evangelizzazione dell'Asia orientale. La nuova strategia di Valignano, da lui definita con l'originalissima espressione «modo soave», prevedeva la conoscenza della lingua parlata e scritta, l'adattamento allo stile di vita cinese.
Se l'abito buddhista veniva considerato da Ricci e Ruggieri come un'espressione del loro desiderio di «accomodamento», agli occhi della popolazione, i missionari europei dovevano sembrare buddhisti per davvero. Le somiglianze erano troppe, e se all'inizio sembravano favorire l'opera missionaria, in seguito divennero un elemento di confusione e insoddisfazione. Nel 1595 Ricci, su consiglio del suo «caro e vecchio amico» Qu Taisu e con l'approvazione di Vali­gnano, cambiò abito e strategia, passando alla «via confuciana».
Ricci non era un monaco e non si sentiva a suo agio nell'apparire come tale. Era piuttosto un cittadino della «Repubblica delle Let­tere», cioè un uomo di cultura, un letterato. Dopo aver studiato i classici cinesi, si sentiva pronto per un cambiamento radicale. Ricci narrò che il 18 aprile 1595, durante il suo viaggio da Shaozhou a Nanchino, indossò per la prima volta l'abito di seta dei letterati, che includeva una «beretta assai stravagante, acuta come quella de' vescovi».
Da allora, l'atteggiamento di Ricci nei confronti di buddhismo e taoismo divenne molto critico, e la sua strategia può essere eloquentemente sintetizzata da un detto del letterato cristiano Paolo Xu Guangqi, che presenta il compito del cristianesimo come «completamento del confucianesimo e opposizione al buddhismo». La polemica col buddhismo si fece molto aspra, al punto che Ricci ebbe varie accese controversie con famosi monaci buddhisti, tra i quali Sanhuai e Zhuhong.
Tuttavia la Vita di Matteo Ricci, scritta in cinese dal confratello Giulio Aleni (1630), che ci permette di identificare 60 alte personalità con cui Ricci venne in contatto, rivela che tra i buoni amici di Ricci c'era anche qualche simpatizzante del buddhismo, nonostante la nota avversione di Ricci per quella religione. Tra costoro vale la pena di ricordare almeno Li Dai, un onesto e generoso funzionario pubblico e letterato. Ricci entrò con lui in profondo e frequente dialogo, riportato nell'opera cinese I dieci capitoli di un uomo straordinario. Ma nonostante Ricci lo definisca con rispetto e stima «mandarino supremo», Li Dai rimase legato al buddhismo e al taoismo fino alla fine, rispettosamente rammaricandosi con l'amico missionario per il suo atteggiamento polemico verso il buddhismo


Fonte:

MissiOnLine

1 giugno 2010