Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


A Nanchino mostra su padre Matteo Ricci, marchigiano che creò il primo ponte culturale con la Cina

Dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto a Pechino e Shanghai, con quasi 300.000 visitatori in soli 3 mesi, la mostra “Matteo Ricci, incontro di civiltà nella Cina dei Ming” approda a Nanchino, antica capitale cinese.

Dal 4 giugno al 25 luglio 2010 il Nanjing Museum - uno dei più prestigiosi musei del Paese - ospiterà la mostra, promossa e realizzata dalla Regione Marche, che ricostruisce gli eventi e ripercorre le orme del grande marchigiano: il primo uomo che stabilì un solido ponte culturale fra Occidente e Cina, sul finire della dinastia Ming.

"Matteo Ricci - afferma il presidente della Regione Gian Mario Spacca - è un marchigiano tra i più illustri nella storia e una figura che onora l'Italia intera. Il suo messaggio di pace e la sua lezione di diplomazia sono un patrimonio da custodire e da diffondere. Per questo la Regione Marche si è impegnata nella realizzazione di questo evento eccezionale in Cina che ha ricevuto un'accoglienza a dir poco entusiastica.

Le relazioni economiche e politiche sono importanti, ma per una vera integrazione e per un'amicizia duratura tra i popoli occorrono il dialogo e la conoscenza reciproca delle culture, delle arti, delle tradizioni. Su questi elementi si consolidano i rapporti più stabili. E' questo il senso della tappa della mostra a Nanchino, capitale della Provincia del Jiangsu, con cui le Marche vantano un ottimo rapporto inaugurato nel 2008 con la visita nelle Marche del governatore Lou Zhijun e che nel 2009 si è concretizzato in un accordo di partenariato per le pmi, la cooperazione universitaria, culturale e turistica, la riqualificazione urbana e ambientale. La serie di mostre che stiamo realizzando in concomitanza con l'apertura dell'Expo di Shanghai ci offre infatti anche l'opportunità di presentare una vetrina delle eccellenze marchigiane e di rafforzare le relazioni economiche tra le nostre imprese e quelle cinesi".

Il Nanjing Museum, la cui peculiarità è quella di raccogliere e mettere a confronto le due grandi culture dell'Est e dell'Ovest del continente asiatico, è un complesso museale situato all'interno della località chiamata Zhongshan Gate (una collina che si estende per numerosi ettari, ricca di verde e zona archeologica). Costruzione colossale e articolata, conserva alcuni fra i più importanti e preziosi tesori d'arte della civiltà cinese, di cui diversi appartenenti alle dinastie Ming e Quing.

La tappa di Nanchino assume inoltre un particolare significato per lo stesso giudizio ammirato che ne lascia Padre Matteo Ricci: "Questo è quel Nanchino che i Cinesi pensano esser la maggiore e più bella Città di tutto il mondo non solo per le sue torri ma anche per i suoi ingegni. E nel vero a puoche è inferiore; percioché è piena di molti e grandi edificij sì pubblichi come privati, con molti Tempi, Torri e moltissimi ponti, et anco ben chiara et illustre per la fertilità de' campi, per la buon aria, per gli maravigliosi ingegni, per la piacevolezza de' custumi, per la elegantia della lingua, e finalmente per la multitudine della gente populare, nobbili, letterati e magistrati uguali in dignità a quei della Corte di Pacchino; e perciò non solo nella Cina, ma anco in tutti questi regni orientali tiene il primo luogo".

A Nanchino Ricci insegna matematica e astronomia, e collabora con i matematici dell'osservatorio astronomico all'interno del quale sono conservati meravigliosi strumenti astronomici che egli suppone fossero stati costruiti tre secoli prima per un'altra posizione, essendo tarati su una latitudine di 36° non corrispondente a quella di Nanchino. Compone inoltre il Saggio sui quattro elementi e la seconda redazione del Mappamondo universale (1600, del quale non ci sono pervenute copie). Traduce in cinese il Manuale di Epitteto, che pubblicherà nell'opera intitolata Venticinque sentenze (Pechino 1605) e incontra per la prima volta Xu Guangqi e molti celebri letterati, tra i quali Jiao Hong (1540-1620) e Li Zhi (1527-1602). Infine prepara, con l'appoggio di mandarini amici, l'incontro con l'imperatore Wanli e raccoglie i doni che intende presentare alla sua udienza, lasciando quindi definitivamente Nanchino per Pechino il 18 maggio 1600.

La mostra ha l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e il patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È curata da Filippo Mignini, direttore dell'Istituto Matteo Ricci per le relazioni con l'Oriente. L'evento è organizzato dalla Regione Marche che, nell'intento di realizzare strategie di internazionalizzazione attiva nei confronti del mercato cinese, ha ideato e promosso il "Progetto Padre Matteo Ricci (Macerata 1552 - Pechino 1610)". Il progetto racchiude tutte le iniziative della Regione, attuate in collaborazione con il Comitato Promotore delle Celebrazioni del IV Centenario della morte di Padre Matteo Ricci, che si stanno sviluppando nel triennio 2009-2011. Dopo Nanchino la mostra farà tappa a Macao.

Nel IV centenario della morte, l'esposizione documenta il primo e significativo incontro tra la civiltà europea e la civiltà cinese ricostruendo il complesso viaggio, culturale e spirituale, compiuto da Ricci e dai suoi compagni, che si avvalse della collaborazione di un'ampia cerchia di intellettuali cinesi. La rassegna presenta una selezione di 200 opere, provenienti dalle maggiori Istituzioni museali italiane e cinesi, tra i quali alcuni capolavori del Rinascimento italiano di Raffaello, Tiziano, Lotto, Barocci esposti per la prima volta esposti in Cina accanto a preziosi documenti dell'arte e della cultura dell'impero dei Ming.

Nel momento di massima apertura della Cina sul mondo, la mostra si propone di narrare la grande impresa congiunta di quegli intellettuali europei e cinesi che - all'inizio dell'età moderna - posero le basi di questa apertura, nel duplice segno della conoscenza e dell'amicizia.

I due mondi fino ad allora reciprocamente ignari l'uno dell'altro vennero da Ricci messi in contatto e nelle sue opere si riconobbero come le due metà di un intero. L'importanza di questo scambio e la grandezza dell'uomo che ne fu all'origine furono espresse dai cinesi, che pur nutrivano grande diffidenza nei confronti degli stranieri, nel titolo assolutamente inusitato di Xitai, "il maestro dell'estremo Occidente", conferito a Padre Matteo Ricci.

I risultati dell'opera del Gesuita in Cina furono di enorme portata. Primo fra tutti quello di aver conquistato la fiducia del popolo cinese e di averlo reso attento e curioso verso il mondo, cosicché da giustificare la perenne gratitudine della Cina al suo Li Madou (traslitterazione del nome "Ricci Matteo" in cinese).

Per non parlare delle innovazioni scientifico-tecnologiche, filosofiche e religiose, letterarie e artistiche che elevarono Ricci nell'olimpo dei grandi della Cina. Egli fu infatti l'unico occidentale, insieme a Marco Polo, ricordato a Pechino nel grande monumento agli eroi cinesi del secondo millennio. Tuttavia, mentre Marco Polo ha soltanto fatto conoscere all'Europa il Catai dei Tartari, Matteo Ricci ha compiuto un profondo e duraturo interscambio tra Cina e Europa.

Per dimostrare lo stato avanzato raggiunto dalla tecnologia europea, mostrò nei suoi incontri con i confuciani e con le personalità più importanti il prodigio di un orologio automatico e la carta geografica del globo; nell'evidenziare le appartenenze tra la cultura filosofica dei mandarini e la filosofia greca, fece conoscere ai cinesi alcune opere fondamentali del pensiero greco.

Tradusse in cinese il Manuale di Epitteto, intitolandolo "Venticinque sentenze" e parafrasandone in senso cristiano molti passi. Nel 1607 Ricci, insieme con il matematico cinese cattolico Xu Guangqi, tradusse i primi sei libri degli Elementi di Euclide in cinese. Inoltre Ricci si dedicò alla realizzazione di un atlante mondiale in cinese, curando personalmente la traduzione dei nomi europei nella lingua locale. Molti dei nomi da lui coniati in ambito geografico, ma anche in altri ambiti come nella tecnologia degli orologi, sono usati tutt'oggi in Cina. Ricci, inoltre, rese per la prima volta disponibili all'Europa conoscenze ed informazioni di prima mano sull'intera civiltà cinese.

La prima parte della rassegna ricostruisce il tessuto culturale e artistico dell'Occidente da cui muove Ricci negli anni del Rinascimento maturo; in mostra, per la prima volta in Cina, dipinti di alcuni fra i maggiori artisti italiani del tempo (tra cui Raffaello, Tiziano, Lorenzo Lotto, Federico Zuccari, Federico Barocci, Giulio Romano, Simone De Magistris) accanto ad altre opere, documenti e strumenti scientifici che attestano la compiutezza e l'importanza degli innesti di conoscenze ed esperienze della civiltà europea in Cina: libri e manoscritti, tra cui l'Astronomicum caesareum di P. Apianus, il Theatrum orbis terrarum di Ortelio, una copia del quale Ricci regalò all'imperatore, la Humani corporis fabrica di Vesalio e la Biblia poliglotta di Anversa, insieme ad altre decine di preziose cinquecentine, rilegature artistiche, incisioni su rame e modelli in scala della Roma antica e rinascimentale, strumenti musicali, macchine leonardesche e dispositivi meccanici, congegni per la misura del tempo e dello spazio, nonché pezzi di arredamento tardo rinascimentali e i famosi arazzi su cartone di Raffaello, attualmente conservati presso la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, a ricostruire l'ambientazione tipica dei palazzi italiani di fine ‘500.

Nella seconda parte viene illustrato il mondo che Matteo Ricci trova in Cina al suo arrivo e si ricostruisce, attraverso documenti originali e oggetti d'epoca cinesi, il "viaggio", ossia l'esperienza di incontro, dialogo e comunicazione compiuta da Macao (primo approdo) a Pechino, dove è tuttora conservata la tomba del grande pioniere. Le opere cinesi esposte evocano gli aspetti fondamentali della civiltà cinese con i quali Ricci si è misurato, la lingua e la scrittura, la produzione libraria, le tre grandi religioni (confucianesimo, buddismo e taoismo), le opere prodotte da Ricci e dai suoi amici in Cina: libri, carte geografiche, strumenti scientifici. Un accento particolare viene posto sulla vita e sulla comunità dei letterati cinesi, dalla quale Li Madou fu accolto e riconosciuto maestro. Preziosi oggetti in oro e giada evocano il fascino della corte di Wanli, nella quale il letterato straniero ebbe libero accesso. In mostra anche un dipinto che i cinesi attribuiscono allo stesso Ricci raffigurante un paesaggio con bosco nei dintorni di Pechino.

Questo evento, unico nel suo genere e finalizzato a comporre una visione complessiva della figura e dell'opera del grande gesuita, è realizzato dalla Regione Marche, nell'ambito del Comitato promotore delle Celebrazioni del IV Centenario dalla morte di padre Matteo Ricci., con il supporto di Svim spa. L'organizzazione generale della mostra nelle tre tappe di Pechino, Shanghai, e Nanchino è di MondoMostre.

Biografia breve:

Matteo Ricci nasce a Macerata nel 1552, dove compie i primi studi umanistici sia in casa sia nel collegio dei Gesuiti istituito pochi anni prima a Macerata. Fino a sedici anni trae linfa per la formazione della sua mente, della sua affettività e del suo sguardo sul mondo, dalla terra e dalla cultura che gli ha dato i natali. Inviato dalla famiglia a Roma nel 1568 per iniziare la facoltà di diritto alla Sapienza, entra nel 1571 nella Compagnia di Gesù, studiando nel Collegio Romano, dove trova come maestro il celebre matematico Cristoforo Clavio. Ancora studente di filosofia, nel 1577 viene assegnato alle missioni dell'India. Dopo quattro anni in India viene chiamato a Macao per studiare la lingua cinese e prepararsi a tentare l'impresa della Cina. Nel settembre 1583 entra nella città di Zhaoqing, dove fonda la prima residenza. In diciotto anni di faticosissima ascesa verso la corte imperiale apre altre tre residenze, finché non viene chiamato a Pechino con decreto imperiale a presentare doni quale ambasciatore d'Europa. Dal 1601 vive a Pechino protetto dall'imperatore, che tuttavia non poté mai incontrare, producendo le sue opere cinesi più importanti. Alla sua morte, avvenuta nel 1610, l'imperatore concesse, per la prima volta nella storia della Cina, un terreno per la sepoltura di uno straniero.


Fonte:

Il Quotidiano

3 giugno 2010