Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


I cannoni dei gesuiti

di Luigi Malerba

Le polemiche settecentesche sulla questione dei riti, che si può semplificare nell'accusa rivolta ai Gesuiti missionari in Cina di avere forzato l' ideologia cattolica fino ai limiti dell'idolatria, e le proposte di buon governo, o dispotismo illuminato (sortite dalla notizia di un modello cinese che aveva garantito a quel paese la stabilità politica per più di tre millenni) hanno lasciato poche tracce nella coscienza moderna che si andava formando proprio nell' Europa dei Lumi, per merito degli stessi intellettuali che si erano accalorati intorno alle questioni sollevate dalle imprese orientali della Compagnia di Gesù. In fondo, la questione dei riti interessa soprattutto i tormentati rapporti fra la Chiesa e la Compagnia di Gesù, anche se riemerge in altra forma nei tentativi attuali di evangelizzare il Terzo Mondo; e l' ideale del dispotismo illuminato su modello cinese proposto da Voltaire è definitivamente svanito al principio di questo secolo con la scomparsa dell'antica stabilità imperiale, per approdare a più moderne e mutevoli ideologie importate dall'Occidente. Ciò che resta di quella lontana esperienza è invece l' approfondimento dei rapporti fra Occidente e Oriente iniziati con il viaggio di Marco Polo e proseguiti con più intense implicazioni culturali dalla prima missione del gesuita Matteo Ricci tra la fine del Cinquecento e l' inizio del Seicento e dalle successive missioni della Compagnia di Gesù. Rapporti che si sono concretizzati probabilmente con maggiori vantaggi dalla parte cinese, che ricevette un impulso culturale di marca europea dopo secoli di immobilità e di isolamento (astronomia, matematica e geometria, scienze fisiche, cartografia, tecnologie varie). Da parte europea si è prodotto l' avvicinamento a una grande civiltà ancora quasi sconosciuta e l' acquisizione o il perfezionamento di tecniche materiali (porcellane, lacche, carte, tessuti, primi tentativi di vaccinazione, eccetera). Una occasione straordinaria di entrare nel vivo di questo incontro con il continente Cina ci viene ora offerto dalla Longanesi con la pubblicazione di un volume di Lettere edificanti e curiose di missionari gesuiti dalla Cina, 1702-1776 (a cura di Isabelle e Jean-Louis Vissière, con una prefazione di Pietro Citati, pagg. 480, lire 100.000): una preziosa antologia di notizie sulla Cina nel Settecento, ancora misteriosa, ancora tutta celata dietro elaboratissimi cerimoniali, dietro forme e colori che esprimevano negli abiti, nelle case, negli oggetti una simbologia complessa e gerarchizzata che aveva trovato subito una simmetrica risonanza nei sapienti missionari della Compagnia di Gesù. I quali, come annota Citati, avevano scoperto con meraviglia che nelle alte gerarchie mandarine di quello strano paese di utopia, la penna si era imposta alla spada e la letteratura era connessa all' arte di governare. Avvenne così che gli stessi missionari indossarono gli abiti dei letterati confuciani per avvicinarsi più agevolmente allo spirito del luogo. Ma forse si erano avvicinati un po' troppo, se la questione dei riti fu non ultima fra le ragioni che indussero il papa Clemente XIV a sopprimere la Compagnia di Gesù nel 1773 (peraltro ricostituita nelle antiche forme nel 1814 da Pio VII). Con quanta abilità i Gesuiti seppero sfruttare le loro conoscenze scientifiche e con quanta diplomazia seppero accattivarsi le simpatie dell'imperatore K' ang-hsi, che nel 1692 emise un Editto di Tolleranza in favore della religione cristiana, risulta dalle lettere che i Gesuiti inviavano ai loro superiori in Europa o ad altri privati destinatari. E' noto come Matteo Ricci si presentasse al suo primo incontro con l' imperatore portando in dono un orologio. Ma i Gesuiti che lo seguirono portarono in dono la geometria di Euclide, la nuova astronomia, il chinino per le febbri malariche, la prima grande mappa della Cina e una mediazione diplomatica che risolse la difficile contesa con il confinante principato di Moscovia (anche allora avvenivano continue scaramucce fra cinesi e russi). Padre Johann Schall von Bell, dopo avere lavorato alla riforma del calendario dinastico e avere costruito alcuni strumenti astronomici, nel 1636 si dedicò alla fusione di venti cannoni da quaranta libbre che, trasportati su cammelli, vennero impiegati contro i Manciù. E' un episodio sconcertante che la dice lunga sulla spregiudicatezza dei missionari gesuiti e che suscitò non poche perplessità sui metodi di evangelizzazione adottati dalla Compagnia. La missione dei Gesuiti cominciata in grande nel 1684 (Sul finire del 1684 Dio fece nascere l' occasione di inviare dei missionari francesi alla Cina, scrive padre Fontaney) prese le mosse senz'altro da una vocazione religiosa, ma anche da una forte spinta politica, se si tiene conto che uno degli scopi segreti, ma ben presente nei promotori, era quello di sottrarre ai portoghesi il monopolio dei commerci con l'Oriente. Avvenne però che dopo un primo periodo di espansione e soprattutto di persuasione presso le massime autorità cinesi, alla morte di K' ang-hsi nel 1723 salì al trono il figlio Yung Cheng, che mise al bando i cristiani in tutto l' impero. I Gesuiti vennero esiliati a Canton e a Pechino, trecento chiese vennero confiscate e iniziò una violenta persecuzione che mise in crisi tutto il lavoro fatto negli anni precedenti. Per la Compagnia cominciò un periodo tormentato sia in Cina che in Europa. Nel 1742 arriva la bolla di papa Benedetto XIV Ex quo singulari che condanna tutti i riti cinesi assimilati dai Gesuiti, ma già nel 1727 lo stesso papa aveva ammonito i missionari gesuiti: Noi vogliamo e ordiniamo che il decreto sulla somministrazione dei Santi Sacramenti ai moribondi di bassa condizione, chiamati paria, sia infine osservato ed eseguito senza più indugi. La testimonianza diretta che risulta da queste lettere, peraltro scelte da un corpus monumentale che venne pubblicato di anno in anno per tutta la durata della missione in Cina, lascia naturalmente molte lacune, ma ci permette di capire come la loro pubblicazione avesse suscitato tanto interesse nei massimi protagonisti intellettuali del secolo, a cominciare da Rousseau, ostile ai cinesi, popolo letterato, vile, ipocrita, ciarlatano, educato, complimentoso, astuto, furbo e briccone, che converte tutti i doveri in etichetta, tutta la morale in smorfie e non conosce altra umanità che quella dei saluti e delle riverenze, a Montesquieu che nel suo Esprit des lois finisce per schierarsi anche lui, dopo qualche imbarazzo, fra i nemici della Cina: I cinesi, la cui vita è interamente condizionata dai riti, sono tuttavia il popolo più furfante della terra. In un libello contro i Gesuiti, D' Alembert definisce così l' operato dei missionari: Dopo tutto non era né Dio né il Cristianesimo che essi volevano far regnare, bensì, sotto questi nomi, la loro Compagnia; ma, senza per questo rinunciare alle polemiche, non esitò a servirsi delle lettere dei missionari per compilare alcune voci della Enciclopedia, come Pechino, Porcellana, Inoculazione e altre ancora. Voltaire rimase invece affascinato dalla immagine della Cina proposta dalle lettere dei Gesuiti, che utilizzò per comporre varie pagine dei suoi dialoghi filosofici e delle sue opere letterarie. La novità insomma era grandiosa e si prestava a interpretazioni contraddittorie, come già era successo per i Commentarii di padre Matteo Ricci (è reperibile in italiano la volgarizzazione secentesca firmata da Matteo Ricci e Nicolas Trigault: Entrata nella China de' Padri della Compagnia del Gesù 1582-1610, Edizioni Paoline, pagg. 600, lire 20.000). Che ci fosse una parte di vero nelle accuse rivolte ai missionari gesuiti è indubitabile; ma non è facile discernere oggi la verità dalle calunnie propagate dagli ordini rivali, in particolare Domenicani e Francescani, i quali osteggiarono con ogni mezzo le imprese dei Gesuiti in Oriente. Un quadro che riassume con chiarezza, ma con il senno di poi, gli esiti della missione dei Gesuiti in Cina venne proposto nel 1813 da Edgard Quinet nel corso delle famose lezioni tenute alla Sorbona sulla Compagnia di Gesù, occasione di nuove roventi polemiche: La storia di queste missioni è in sé molto uniforme: dapprima un successo facile, il signore del paese, l' imperatore, conquistato, sedotto, circuito; anche una parte della popolazione che segue la conversione del capo; poi, a un certo punto, il capo che riconosce o crede di riconoscere un' impostura; di lì una reazione tanto più violenta quanto la fiducia è stata dapprima assoluta; la popolazione che si allontana insieme al suo signore.... Ma la sintesi più brillante è ancora di Voltaire, il quale mette in bocca all' imperatore Yung Cheng persecutore dei Gesuiti una battuta divenuta celebre: Sono tollerante ma vi caccio perché siete intolleranti. Bisogna riconoscere che in queste lettere spesso i Gesuiti non fanno mistero delle loro difficoltà, dei loro fallimenti, delle loro delusioni. Ed è per questo che l' antologia è una lettura accattivante ma è insieme un documento storico, un libro di viaggio e di avventura, una esplorazione etnografica, un sondaggio politico per approdare in qualche caso perfino a peripezie romanzesche. Una occasione insomma per ripercorrere con una angolazione insolita un periodo vivacissimo della nostra storia.


Fonte:

La Repubblica

9 marzo 1988