Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


missioni e missionari

di Amicus Plato

Il Presidente Spacca dice che l’esito della missione in Cina è stato molto positivo: incontrati ben 530 operatori cinesi, ricevuti nientemeno che dal governatore della provincia di Jiangsu (praticamente l’omologo di Spacca) e non dal vicegovernatore. Caspita, questo sì che è un successo! La prima missione della Regione in Cina, nel 1988, guidata dall’allora presidente Massi, fu ricevuta dalla presidente della Banca centrale di Cina.
Quello che leggendo la stampa a molti è sfuggito è che negli stessi giorni era in Cina una missione Confindustria-ICE-ABI-Governo con ben 600 imprenditori, alcuni anche marchigiani.
Era proprio necessaria questa sovrapposizione?
Interpellato da un lettore di Facebook che gli chiede conto dei 128 accompagnatori dei 30 imprenditori marchigiani (70 secondo il presidente dell’Unioncamere Drudi) Spacca ribatte piccato che la domanda è “inelegante” e che la Regione non ha pagato per tutti. Ma non dice per quanti lo ha fatto e quali altri enti pubblici erano presenti.
E soprattutto, siccome sono diversi anni che si va in Cina, sarebbe il caso di cominciare a rendicontare su risultati presumibilmente ottenuti – andamento di scambi commerciali, investimenti, scambi culturali – tanto per avere un’idea del rapporto tra costi e benefici. Vedremo tra qualche tempo.
“La Regione si muove in maniera approssimativa, senza alcuna competenza “diplomatica” – ci dice un ex diplomatico che preferisce non essere nominato – “anche su Matteo Ricci ha agito in maniera maldestra.
Vede, i cinesi sono molto cerimoniosi e anche diffidenti; sono politici e diplomatici raffinati, attenti alle sfumature. A loro piace citare Matteo Ricci quando noi andiamo da loro, è un segno di gentilezza e di considerazione. Altra cosa se siamo noi a farne una bandiera. Bisogna considerare infatti che per quanto l’impero cinese del Seicento accolse alla fine con simpatia il missionario maceratese, perchè si era assuefatto a molti costumi locali suscitando il sospetto della Chiesa, era pur sempre un missionario. I cinesi non amano i missionari, perchè, al di là di ogni aspetto religioso, pensano che attentano all’autonomia culturale del paese. Altra cosa è fare affari con loro, perchè questi portano benessere e investimenti, che tra l’altro possono essere contrattati e condizionati in molti modi.
Perciò i cinesi non hanno capito questo rilancio del gesuita da parte nostra, si sono chiesti cosa c’era sotto, hanno pensato ad un’iniziativa del Vaticano. E infatti all’inaugurazione della mostra di Pechino hanno mandato personalità di terzo ordine.”


Fonte:

antelitteram

14 giugno 2010