Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Matteo Ricci, vestito da bonzo e in missione evangelica alla corte dei mandarini

di Maurizio Stefanini

Gesuiti euclidei/ vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori/ della dinastia dei Ming". La canzone di Franco Battiato la conoscono in tanti, ma forse nessuno degli stessi estimatori del cantautore siciliano sa che il missionario in questione esistette davvero e che si chiamava Matteo Ricci. 0 Li Madou, come lo ribattezzarono i cinesi, pronunciando "Ricci Matteo" al modo loro. Nato nel 1552 a Macerata, inviato in Asia nel 1578, si "vestì da bonzo" perché gli avevano detto che erano i monaci buddhisti gli unici religiosi stranieri ammessi nel Celeste Impero. Salvo poi, una volta imparato il cinese a tempo di record grazie alla sua prodigiosa memoria, capire che in realtà erano i mandarins l’elite della società, e cambiare appunto il saio e la testa rasata del bonzo per le vesti di seta e le chiome fluenti del letterato. Le pesanti rilegature cinquecentesche dei libri non solo di Euclide ma anche di Aristotele, Cicerone, Quintiliano, fanno buona figura nelle vetrine della mostra del Vittoriale, accanto alle più leggere cuciture in seta e cotone dei classici cinesi, e al prezioso codice manoscritto in cui Li Madou aveva annotato a scopo didattico gli ideogrammi cinesi con la corrispondente pronuncia. Ma prima ancora dei suoi compendi in cinese per spiegare la cultura occidentale agli orientali e in italiano per spiegare quella orientale agli europei, a permettergli di essere ammesso furono quelle mappe su cui i cinesi attoniti scoprirono per la prima volta che il loro Paese non era al centro del mondo come diceva la loro a tradizione. Ma anche qui fu una mediazione nei due sensi, visto che Ricci fu anche il primo europeo a capire che il mitico Catai di Marco Polo e la nuova Cina , appena scoperta dai portoghesi erano in realtà lo stesso Paese.
E la stessa doppia chiave vale per tutti i reperti esposti. Le "cineserie" del1'ambiente che Ricci accolse, destinate di lì a poco a divenire di gran moda in Europa: bronzi, acquerelli su seta, porcellane, statuette di divinità. E, accanto, le "europerie" che Ricci portò, e che mandarono invece i cinesi in visibilio: orologi meccanici, astrolabi, strumenti musicali, quadri a olio, tecnica sconosciuta ai cinesi. Una Madonna è identica a un'altra che Ricci regalo all'imperatore, spaventato da quegli occhi che sembravano vivi.

Condanna e riabilitazione
A Ricci, pur appassionato della cultura cinese, la pittura locale d'altra parte non piaceva: la trovava senza nerbo. Dunque fu forte per scappare al dilemma, che non si fece mai fare un ritratto. Quello che si vede, il convertito cinese Yu Wen-Hui glielo poté fare solo il giorno dopo la sua morte, avvenuta l’11 maggio 1610. In compenso, n'è venuta una sintesi altamente simbolica, realizzata come a olio, ma da una mano evidentemente abituata agli acquerelli tradizionali. E una sintesi tra la cristianità europea e l'etica civica confuciana era stata d'altronde la proposta di Ricci per "preparare il terreno" all'evangelizzazione. Ma nella Chiesa ci fu chi lo criticò e alla fine, nel 1715, la sua posizione fu condannata: passo falso che porto all’espulsione dei missionari dalla Cina. Nel frattempo il confratello belga Nicolas Trigault aveva plagiato i suoi scritti presentandoli a suo nome, e lanciando fra l'altro quella grande moda per la cultura cinese che avrebbe agitato l'età illuminista. Per questo, Matteo Ricci in Italia è cosi poco noto. Salvo nella sua Macerata; che gli dedica un autentico culto, al punto che molte istituzioni cittadine sono in prima linea in questa mostra. E un culto ancora più ammirato è quello che al "Maestro Occidentale" dedicano i cinesi, che lo considerano tra i classici della loro letteratura. "E perché non fate invece un film su Li Madou?", si sentirono rispondere gli uomini della Rai venuti in avanscoperta per il famoso sceneggiato su Marco Polo. Infatti questo evento è un pezzo forte di un programma promosso dal Ministero delle Attività Produttive per promuovere l'interscambio con la Cina. Va pure ricordato che nel 1939 la Chiesa ha riabilitato Ricci, al punto che oggi Giovanni Paolo II lo indica come un modello di approccio alle altre culture.
"Padre Matteo Ricci L'Europa alla corte dei Ming". Roma, Complesso Monumentale del Vittoriano, Ingresso Ara Coeli, 11 febbraio-l0 aprile 2005


Fonte:

Il Foglio

19 febbraio 2005