Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La 25sima traduzione delle opere di Matteo Ricci

di Filippo Mignini

Questa settimana rendiamo nota, ancora una volta, una porzione di testo tratta dall’opera ricciana Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina. In questo brano, Ricci illustra una fra le più grandi innovazioni apportate dall’uomo nella storia dell’umanità: la stampa. L’invenzione della stampa in Cina sembra essere legata all’influenza e alla diffusione del buddismo in epoca Tang, quando divenne forte la richiesta di formule di preghiera, sutra e immagini sacre; infatti, la più antica incisione rinvenuta è un amuleto buddista risalente al 770 d.C. La tecnica della stampa deriva direttamente dall’uso dei sigilli di pietra, di metallo e di altri materiali, e dalla tecnica di riproduzione su carta di iscrizioni in pietra attestata già dal IV secolo. Alla fine della dinastia Sui risale la tecnica di riproduzione con matrici lignee. Oltre ai testi di carattere religioso, sin dall’VIII secolo si commerciano opere a stampa di medicina e di agricoltura e si diffondono i primi certificati di credito. Il libro più antico interamente prodotto a stampa è la versione in cinese del Sutra del Diamante rinvenuta a Dunhuang e risalente all’868.
[…] La stampa tra loro è più antica che fra noi, poiché l’hanno più di cinquecento anni addietro ma è assai diversa dalla nostra. Percioché le sue lettere sono moltissime e difficilmente si potrebbe usare del nostro modo, se bene adesso ne sogliono fare qualche cosa per via di Compositione di lettere.
Percioché il loro commune è l’intagliare in tavole di alberi di Pera o mela, le quali sono liscie e non hanno nodi, o di Giuggiume, nelle quali incollano al riverso il foglio di lettera o di pintura che vogliono intagliare e di poi con molta destrezza gli cavano tutta la carta, non restando nella tavola quasi altra cosa che la tinta della lettera o pintura; e di poi con instromenti di ferro cavano tutto quanto vi è de tavola fuora e dentro delle lettere con puoco fundo, non rimanendo alto altra cosa che le lettere e tagli della pintura, e di poi stampano sopra queste tavole quanti fogli ne vogliono. E questo viene assai più facile nella loro lettera, che sempre è molto maggiore della nostra, e non si potrebbe fare agevolmente ne’ nostri libri. E quanto alla facilità e prestezza parmi che nell’istesso tempo o puoco manco che i nostri stampatori compongono et emendano un foglio, nell’istesso i loro intagliatori intagliano una tavola; e così costa molto manco stampare un libro a loro di quello che costa ai nostri. E vi è nel loro modo una grande commodità, che è stare le tavole sempre intiere e potersene stampare puoco a puoco quando se ne vuole et anco emendare quello che si vuole doppo tre o quattro o molti anni, per essere facile mutare una parola et anco molte righe insieme col rimendare la tavola. Di qui viene la moltitudine de’ libri che in questo regno si stampa ognuno in sua casa per essere grandissimo il numero di quei che attendono a questa arte di intagliare. Perché, di poi di intagliate le tavole di un libro, puoco costa lo stampare, come in nostra casa, di alcuni libri che habbiamo intagliati, i servitori di casa gli stampano quanti ne habbiamo bisogno. Un’altra arte di stampare vi è in pietra et anco in legno, che è avendo intagliato qualche libro o epitafio, et anco pintura direttamente, poi sopr’esso battono fogli di carta bagnata sopre feltro, tanto che fanno entrare la carta dentro delle lettere e linee della pintura. E lasciato poi seccare, con molta leggierezza e destrezza tingono la carta di sopra, restando le lettere o linee della pintura bianche.[…]
Matteo Ricci, Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, Quodlibet, Macerata 2000, pp. 21-22.


Fonte:

Cronache Maceratesi

4 luglio 2010