Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Monsignor Claudio Giuliodori per il 'Vespro della Beata Vergine' allo Sferisterio

“Senza Monteverdi forse non ci sarebbe stato Verdi. Perchè è proprio con Orfeo che nasce il primo melodramma della storia della musica”. Parole del Maestro Pier Luigi Pizzi, Direttore Artistico dello Sferisterio Opera Festival, che con Claudio Monteverdi aprirà la 46esima stagione lirica maceratese all’Arena Sferisterio, dedicata a Padre Matteo Ricci con il titolo “A maggior gloria di Dio”. Titolo inaugurale sarà il Vespro della Beata Vergine, un indiscusso capolavoro della musica sacra di tutti i tempi ed una partitura monumentale di straordinario fascino.

La composizione sacra verrà eseguita giovedì 29 luglio alle ore 21 all’Arena Sferisterio, affidata a Marco Mencoboni musicista maceratese di fama internazionale, allievo di Gustav Leonhardt (uno dei pionieri della filologia barocchista), e particolarmente attivo nel recupero delle antiche prassi esecutive. Alla guida del Complesso vocale e strumentale del Cantar Lontano, si cimenterà nell'utilizzo della tecnica del “Cantar lontano” in un grande spazio aperto, ed avvolgerà l’Arena Sferisterio di un manto musicale di incredibile fascino. L’arte del Cantar lontano è costituita da voci disposte in punti diversi dello spazio. L’effetto è di pura suggestione, con la stereofonia polifonica amplificata ed esaltata dalla cassa armonica dell’architettura dell’Arena maceratese. Il Vespro della Beata Vergine è considerato uno dei monumenti del repertorio sacro di tutti i tempi. Opera estremamente complessa per invenzione compositiva e per articolazione interna, esalta quello “stile concertante” che già aveva avuto superba espressione in ambito profano con l’Orfeo e che il suo autore poneva alla base della “moderna pratica.

Scrive, a proposito del capolavoro di Monteverdi, S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo della Diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati–Cingoli–Treia: “L’apertura della stagione 2010 dello Sferisterio Opera Festival con il Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi è un evento di grande rilevanza culturale, spirituale e artistica. Si tratta di uno degli eventi di maggiore novità nel panorama culturale italiano e non solo. Certamente rimarrà nella storia come una delle proposte culturali e artistiche più originali e affascinanti del 2010. Con l’esecuzione del Vespro della Beata Vergine, nel suggestivo e magico scenario dello Sferisterio di Macerata si incroceranno due ricorrenze che dopo quattro secoli getteranno l’una sull’altra una luce di singolare splendore. L’11 maggio del 1610 moriva a Pechino il grande missionario maceratese, apostolo della Cina, il gesuita P. Matteo Ricci e nel luglio dello stesso anno a Venezia Claudio Monteverdi pubblicava una della opere più importanti della storia della musica, dedicata alla Madonna. Il misterioso filo che unisce questi due personaggi, in una suggestiva trama di fede e arte, è la Vergine Maria”.

Marco Mencoboni è nato nel 1961 a Macerata. Clavicembalista, organista e direttore d’orchestra, ha studiato con Umberto Pineschi, Ton Koopman, Jesper Christensen e Gustav Leonhardt con il quale si diploma allo Sweelinck Conservatorium di Amsterdam nel 1989. Dedica anni di studio alla ricerca e alla definizione del repertorio musicale rinascimentale e barocco delle Marche. Grazie al suo lavoro è affiorato un patrimonio musicale antico sconosciuto e di grande valore, comprendente opere di Ignazio Donati, Pietro Pace, Costanzo Porta, Bartolomeo Barbarino, Luigi Battiferri. È presente come solista e come direttore del complesso vocale Cantar lontano nei più importanti festival internazionali di musica antica come Ambronay, Utrecht, Trigonale, Pontoise, Haut Jurà etc. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti. Il Metropolitan Museum di New York gli commissiona nel 1997 un importante progetto di restituzione musicale finalizzato alla sonorizzazione di una sala del museo.

Al suo incessante lavoro di ricerca e restituzione filologica dobbiamo la riscoperta e valorizzazione della prassi del “cantar lontano”, una straordinaria tecnica vocale marchigiana dei primi del ‘600 che si realizza disponendo strategicamente i cantori nello spazio, a creare uno spettacolare effetto di suono diffuso. Dal 1999 è direttore artistico del festival Cantar lontano che si tiene ogni anno in provincia di Ancona. Ha fondato e dirige l’etichetta discografica E lucevan le stelle records. Per le celebrazioni dei 400 anni del Vespro della Beata Vergine, Mencoboni presenta un’edizione critica del capolavoro monteverdiano, direttamente curata, che torna a svelarne il più profondo senso mistico e religioso. Il complesso vocale Cantar Lontano eredita e prosegue il percorso quasi decennale compiuto dal complesso Sacro & Profano. Grazie a questo gruppo di professionisti, prende vita il lavoro di ricerca di Marco Mencoboni, perseguendo la riscoperta e la diffusione di un repertorio musicale antico rinascimentale e barocco, principalmente sacro, fino a pochi anni fa del tutto sconosciuto. Cantar lontano è un gruppo vocale composto da cantanti e strumentisti capaci di realizzare opere imponenti, il più delle volte in prima esecuzione moderna. Tra i lavori più sensazionali ricordiamo il Vespro a quattro cori per San Carlo Borromeo di Ignazio Donati, la Missa Ducalis di Costanzo Porta, i Vespri napoletani di Diego Ortiz e ultimamente il Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi realizzato ed inciso nella basilica palatina di Santa Barbara a Mantova, utilizzando per la prima volta l’organo originale Antegnati del 1565 recentemente restaurato. Caratteristica esclusiva di questo ensemble è il fare musica nello spazio utilizzando la prassi seicentesca del “cantar lontano” da cui prende il nome.

Se da un lato vengono privilegiate come luoghi della musica le grandi cattedrali, così come si faceva anticamente, dall’altro il Cantar lontano si distingue anche per una sperimentazione sonora legata al territorio. Nel 2005 Cantar lontano realizza una Messa di Palestrina all’interno della Grande Grotta del Vento di Frasassi, con 4 cantanti a più di 50 metri l’uno dall’altro, ottenendo uno straordinario riscontro di pubblico e critica. Dal 2005 il concerto di Frasassi è un punto fermo del Cantar Lontano Festival. Nel 2010 lo spettacolare e ambizioso concerto di chiusura della rassegna affidato al gruppo Cantar Lontano si è tenuto al porto di Ancona con i cantanti posizionati sulle gru e sui tetti dei palazzi del porto. All’interno del mondo sonoro Cantar lontano, sono stati amalgamati i suoni del porto come il nautofono e le sirene delle navi in qualità di canti fermi, in uno straordinario continuum tra musica e territorio.


Fonte:

Vivere Recanati

9 luglio 2010