Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Benedetto e Matteo missione e ragione

di Gianni Criveller

Annuncio del Vangelo e incontro con la cultura: sta qui l’esemplarità del grande gesuita.

«Matteo Ricci è un caso singolare di felice sintesi fra l'annuncio del Vangelo e il dialogo con la cultura del popolo a cui lo si porta. (...) Ricci non si reca in Cina per portarvi la scienza e la cultura dell'Occidente, ma per portarvi il Vangelo, per far conoscere Dio». Sono parole di Benedetto XVI, pronunciate il 29 maggio, nel corso di una storica udienza, tutta dedicata a Matteo Ricci. L'aula Paolo VI era gremita di ottomila fedeli e personalità della vita sociale e culturale, provenienti dalla diocesi di Macerata, città natale del grande gesuita, e dalle altre diocesi marchigiane. Il Papa ha pronunciato un bellissimo discorso, mostrando di stimare grandemente Ricci e di conoscerne l'opera. Papa Ratzinger, che fa della «ragionevolezza della fede» il centro del suo insegnamento, non poteva non trovare straordinariamente esemplare il grande missionario umanista e scienziato di cui si celebra il IV centenario della morte.
L'esemplarità di Ricci sta nella sintesi di due elementi portanti in ogni azione missionaria: l'annuncio del Vangelo e l'incontro con la cultura. Il Vangelo deve essere annunciato da un missionario: come dire che è un dono nuovo e inaspettato, che viene da fuori, non è frutto della sapienza umana, ma un sorprendente dono dall'alto. La fede deve esprimersi nel pluralismo delle espressioni culturali, anch'esse dono del Creatore all'umanità. Troppe volte nella storia missionaria si è indebitamente esaltato uno solo di questi due elementi, svuotando di significato l'altro. Si è preteso di annunciare il Vangelo facendo tabula rasa dei doni già elargiti dal Creatore alle comunità degli uomini. Viceversa si è talvolta registrata, da parte di alcuni missionari, un'immersione nei contesti umani così esasperata da dimenticare di donare la perla preziosa del Vangelo.
In Ricci, ricorda il Papa, «scienza, ragione e fede trovano una naturale sintesi. Chi conosce il cielo e la terra - scrive Ricci nella prefazione alla terza edizione del mappamondo - può provare che Colui che governa il cielo e la terra è assolutamente buono, assolutamente grande e assolutamente uno. Gli ignoranti rigettano il Cielo, ma la scienza che non risale all'Imperatore del Cielo come alla prima causa, non è per niente scienza».
Benedetto XVI ha sottolineato che l'amicizia, un altro tema centrale nella vita di Ricci, non fu solo un valore che accumunava la civiltà umanistica europea e quella cinese, ma soprattutto uno stile e una pratica vissuta dal missionario gesuita. Le scelte di Ricci infatti «non dipendevano da una strategia astratta di inculturazione della fede, ma dall'insieme degli eventi, degli incontri e delle esperienze che andava facendo, per cui ciò che ha potuto realizzare è stato grazie anche all'incontro con i cinesi; un incontro vissuto in molti modi, ma approfonditosi attraverso il rapporto con alcuni amici e discepoli». Tra tutti, ha ricordato il Papa, svetta Paolo Xu Guangqi, nativo di Shanghai, letterato, scienziato e statista, ma soprattutto uomo integro, di grande fede e vita cristiana, dedito al servizio del suo popolo e della piccola Chiesa nascente in terra di Cina.
Il missionario Matteo ha portato la novità della fede, il discepolo Paolo l'ha accolta, vissuta ed espressa dentro la sua cultura, portando così a compimento il processo di evangelizzazione. Per entrambi è stata avviata la causa di beatificazione. Ci auguriamo di cuore che questi due amici, uomini di eccellenza, che tanto si sono stimati e voluti bene nella loro vita terrena, vengano un giorno elevati alla venerazione della Chiesa universale.


Fonte:

MissiOnLine

1 agosto 2010