Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Parla Torinese il saggio d'occidente il politecnico in Cina per l'omaggio a Ricci

di Marina Paglieri

Nel 2010 ricorrono i 400 anni dalla morte in Cina del gesuita, missionario e studioso Matteo Ricci e Torino è capofila di un grande progetto che lo celebra nella città di Zhaoqing, dove egli costruì la prima chiesa nell'impero d'Oriente. In seguito a un accordo di cooperazione italo-cinese, firmato a Canton nel dicembre 2008 con l'interessamento dei due ministeri degli Affari Esteri, le facoltà di Architettura di tutta Italia sono state invitate a presentare progetti per la realizzazione nella regione meridionale del Guangdong di città ecosostenibili e progetti urbani. Un modo insomma per fornire know how e pareggiare la bilancia degli scambi di materie prime, nettamente a favore dei cinesi. Tra le proposte, particolare rilievo ha quella torinese coordinata dal preside della II Facoltà di Architettura Rocco Curto, cui partecipano anche gli atenei di Genova, Firenze, Cagliari e Alghero. Torinesi anche i capigruppo Michele Bonino e Liliana Bazzanella, che a dicembre hanno presentato alle autorità di Zhaoqing il progetto preliminare per un centro culturale, che simboleggi una sorta di porta tra oriente e occidente. Progetto che è ora esaminato dai tecnici del posto, in attesa di predisporre l'avvio del cantiere vero e proprio. «Non sorgerà una chiesa che ricordi quella eretta da Ricci e ora scomparsa, come forse volevano i cinesi, ma una struttura aperta alla città, in cui collocheremo uno spazio che ricordi la missione spirituale e religiosa di Ricci e la sua volontà di mettere in comunicazione quei due mondi», dice Bonino, che conta di presentare il definitivo entro la fine dell'anno. C'è grande attesa per questo progetto, anche perché Matteo Ricci, tuttora sepolto a Pechino - gli fu riservata una tomba nel 1610 nella Città Proibita, fatto del tutto eccezionale per uno straniero - gode là di una grandissima popolarità (viene tuttora chiamato Li Madou, il «saggio d'occidente») tanto che si stanno predisponendo esposizioni e iniziative per l'anniversario. Due mostre sono già in corso in Italia, nella Città del Vaticano, a cura di Antonio Paolucci direttore dei Musei Vaticani, fino al 24 gennaio, e a Treviso, nella Casa dei Cararresi, fino a maggio. Fu effettivamente uno straordinario personaggio Matteo Ricci. Nato nel 1552 a Macerata in una nobile famiglia, dopo gli studi e le dotte frequentazioni a Roma e il noviziato presso la Compagnia dei Gesuiti, venne inviato nel 1577 in oriente e riuscì fortunosamente a entrare in Cina nel 1583, travestito da monaco buddista. Da Zaoqing, prima missione da lui fondata, dove edificò oltre a una chiesa una casa dei Gesuiti, partì alla volta di altre città dell'allora impero dei Ming e riuscì nel 1601 dopo varie vicissitudini, tra cui un arresto, a raggiungere Pechino. Non arrivò come era sua intenzione a convertire l'imperatore, ma si inserì nella vita intellettuale della capitale, dedicandosi alla traduzione in cinese di opere scientifiche europee e in latino di testi cinesi. Durante la sua missione convertì al cristianesimo circa tremila orientali, tra le sue «imprese» anche la realizzazione della prima mappa in caratteri cinesi e la diffusione in quel paese del primo orologio (ancora oggi è il protettore degli orologiai di Canton). «Lo scopo della nostra iniziativa è anche quella di favorire i rapporti economici con imprese del settore nel campo dell'architettura, degli ecosistemi e dei servizi», aggiunge il professor Curto. A questo proposito, i responsabili del progetto stanno cercando un'istituzione piemontese che affianchi i cinesi nei finanziamenti, tra queste potrebbero essere coinvolte il Politecnico e la Regione.


Fonte:

la Repubblica

9 gennaio 2010