Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Matteo Ricci, un gigante della scienza e della fede

di Antonio Gaspari

Tra le tante iniziative culturali e religiose dell’anno 2010, spiccano quelle relative alla celebrazione del quarto centenario della morte (1610 – 2010) di Matteo Ricci, un padre gesuita che ha segnato la storia della cultura e della missione in Cina e che la rivista American Life ha collocato tra i 100 personaggi più influenti e importanti del secondo millennio.
Nella giornata di giovedì 14 gennaio oltre cento Ambasciatori presso la Santa Sede, hanno visitato la grande rassegna “Ai Crinali della Storia. Padre Matteo Ricci (1552-1610) fra Roma e Pechino”, curata dal prof. Antonio Paolucci e allestita in Vaticano nelle sale del Braccio di Carlomagno.
Un successo particolare sta avendo un libro ed un film dal titolo “Matteo Ricci. Un gesuita nel regno del drago”, curati da Gjon Kolndrekaj e pubblicati dalla Rai – Eri.
Nella dedica che apre il libro, il regista italiano di origine kossovara, Gjon Kolndrekaj, ha scritto: “Quest’opera è dedicata a tutti quei missionari che nel silenzio annunciano la verità, operando per il Bene Comune nelle diverse culture e civiltà”.
Ripercorrere la storia di Matteo Ricci è come vivere un fantastica avventura.
Nato a Macerata il 6 ottobre dei 1552 da nobile e importante famiglia, Matteo venne formato come letterato e religioso dalla scuola dei Gesuiti.
Alla sua formazione umanistica si aggiunse la solida componente matematica, astronomica, cartografica e scientifica, grazie agli insegnamenti di padre Cristoforo Clavio.
Affascinato dall’Oriente, Matteo appena ordinato sacerdote salpò per la missione in Cina nel 1582. Dopo anni di studio della lingua, dei costumi e della cultura cinese, il giovane gesuita godette della stima e della fiducia della classe colta cinese, al punto che venne introdotto alla Corte Imperiale di Wanli.
Matteo Ricci era colto e carismatico, stupì la corte imperiale con la sua bontà d’animo, con la sua scienza e con la sua fede.
Dimostrò ai cinesi che la terra era tonda, disegnò la mappa del mondo allora conosciuta, costruì orologi meccanici, tradusse per la prima volta opere occidentali in cinese.
Tradusse in lingua mandarina molti trattati fondamentali per la scienza occidentale come i primi sei libri degli “Elementi di Euclide” e il “Manuale di Epitteto”.
Nel 1584 scrisse un breve catechismo, il primo libro stampato da stranieri in Cina.
A queste date è riconducibile anche la sua composizione del grande Mappamondo in lingua cinese, la cui sesta edizione fu voluta dall'Imperatore stesso nel 1608.
Nel Mappamondo sono raffigurati i continenti e le isole fino ad allora scoperte riportando, in linea con la tradizione cinese, le annotazioni delle notizie storiche accanto alle principali località.
Matteo Ricci inoltre, compose e pubblicò, il primo lavoro sinologico della storia: un piccolo dizionario portoghese-cinese.
Nel 1595 scrisse il “Trattato sull'amicizia”; nel 1607 tradusse e stampò i “Dieci paradossi”; nel 1603 fu stampato lo scritto “Genuina nozione di Dio” con cui padre Ricci dimostrò l'esistenza di Dio, spiegò l'immortalità dell'anima e confutò il monismo panteistico e la metempsicosi, allora molto diffuse tra i colti cinesi.
Importanti anche gli scritti composti per gli occidentali come le sue “Lettere” e la sua relazione “Della entrata della Compagnia di Gesù”.
La sua opera era così impressionate che l'Imperatore, gli concesse il permesso di fondare una chiesa (sostenuta a spese dell'erario) e, ammettendolo spesso a Corte, lo introdusse nella cerchia dei mandarini, i più importanti funzionari imperiali.
Quando morì nel 1610, la comunità cristiana cinese da lui fondata, contava 500 convertiti di cui 400 solo a Pechino. Tra questi spiccavano figure di primo piano della vita sociale, culturale e politica cinese, nonché alcuni parenti dell'Imperatore.
Il prof. Zhang Xiping docente di lingua cinese e letteratura cristiana presso l’Università di Pechino e membro dell’Accademia delle Scienze sociali della Cina, ha raccontato che “l’opinione di Ricci venne apprezzata dagli studiosi cinesi, tanto che fino all’inizio della dinastia dei Qing, il cattolicesimo si divulgò liberamente in tutta la Cina, furono costruite più di sessanta chiese e più di duecento missionari evangelizzarono in Cina”.
Padre Matteo Ricci ricevette il più alto riconoscimento per uno straniero, cioè il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura nella capitale in quella che oggi è la School of Beijing Municipal Committee.
La tomba del gesuita maceratese si trova oggi all'interno del Cimitero di Zhalan, presso il Collegio Amministrativo di Pechino (Beijing Administrative College), situato nei pressi del Tempio delle Cinque Pagode, alla periferia nord-ovest della città.
Mons. Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata e Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana, nell’introduzione al docufilm di Kolndrekaj ha scritto: “padre Matteo Ricci è un gigante della cultura e della fede. Dotato di straordinarie doti intellettuali si è dimostrato un vero genio dell’inculturazione attraverso cui ha saputo aprire la strada al dialogo tra Oriente e Occidente e all’evangelizzazione della Cina”.
Nello stesso libricino padre Federico Lombardi, S.J., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha sottolineato che “quando l’11 maggio 1610 Matteo Ricci morì a Pechino, la comunità cristiana in Cina era ben stabilita e la fama di Ricci era grande anche alla corte imperiale, tanto che l’imperatore, su richiesta dei confratelli del nostro missionario concesse un luogo per la sua sepoltura. Non si era mai verificato prima di allora che uno straniero venisse seppellito nel territorio cinese e questo sta a dimostrare quanto Ricci fosse stimato e onorato”.
“Conobbi la figura di Matteo Ricci nel 1976, in occasione di un mio viaggio a Pechino, con il mio maestro Joris Evans – ha raccontato a ZENIT Gjon Kolndrekaj –. Da allora decisi di dedicarmi alla figura di questo grande missionario italiano che i cinesi chiamavano Li Madou”.
“Dopo aver dedicato anni della mia carriera all’approfondimento delle tematiche relative alle tre religioni monoteiste – ha continuato l’autore del libro e del film – dedicarmi alla figura di Ricci, missionario cattolico e scienziato italiano, che entrò in relazione con la filosofia e il pensiero orientale, era una cosa che mi affascinava”.
“Spero che questo lavoro – ha concluso Gjon - contribuisca a far conoscere la figura e le opere di Matteo Ricci non solo agli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto ai più”.
La storia di Matteo Ricci ha colpito anche l’immaginazione dei Pontefici.
Papa Giovanni Paolo II ha detto di lui: "padre Matteo Ricci era giustamente convinto che la fede in Cristo non solo non avrebbe portato alcun danno alla cultura cinese, ma l'avrebbe arricchita e perfezionata ... la figura e l'opera di padre Ricci appaiono assumere oggi una grande attualità per il popolo cinese, proteso come è in un processo di modernizzazione e di progresso".
Ed ancora: “padre Matteo Ricci comprese e apprezzò pienamente la cultura cinese fin dagli inizi, e il suo esempio dovrebbe servire di ispirazione a molti.
Benedetto XVI, nella lettera inviata il 6 maggio del 2009 a monsignor Claudio Giuliodori ha scritto: “Matteo Ricci dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra Occidente e Oriente conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina”.
“Il suo esempio – ha aggiunto il Pontefice tedesco - resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese”.
“Matteo Ricci – ha concluso - è stato un obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del vangelo di Cristo”.
Molto attiva nelle celebrazioni per il quarto centenario della morte (1610 – 2010) è la diocesi di Macerata, con la pubblicazione di un'agenda e di un calendario, con un'opera teatrale, la proiezione del docufilm di Kolndrekaj, un convegno internazionale per marzo e altre decine di incontri.


Fonte:

zenit.org

15 gennaio 2010