Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Un Ratzinger di quattro secoli fa, a Pechino

di Sandro Magister

La straordinaria somiglianza tra il metodo missionario di Matteo Ricci nella Cina del Seicento e il dialogo tra cristianesimo e culture proposto oggi da Benedetto XVI

Nell'importante discorso tenuto a Londra nella Westminster Hall il 17 settembre, Benedetto XVI l'ha affermato nel modo più netto:

"Le norme oggettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione".

E quindi ha proseguito:

"Il ruolo della religione nel dibattito pubblico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero esser conosciute dai non credenti, [...] bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi".

L'intreccio positivo tra fede e ragione è un caposaldo di questo pontificato. Ma anche prima d'essere eletto papa Joseph Ratzinger vi aveva insistito più volte. Ad esempio nel memorabile dibattito che ebbe con il filosofo tedesco Jürgen Habermas a Monaco di Baviera nel 2004.

In quell'occasione Ratzinger disse che i principi razionali accessibili a tutti dovrebbero essere alla base del dialogo interculturale e interreligioso. E fece un accenno alla Cina: "Ciò che per i cristiani ha a che fare con la creazione e il Creatore, nella tradizione cinese corrisponderebbe all'idea degli ordinamenti celesti".

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La Cina è una delle sfide più colossali che oggi la Chiesa cattolica è chiamata ad affrontare. E non solo per motivi attinenti alla libertà religiosa.

La distanza, infatti, tra la visione occidentale e cristiana del mondo e quella delle grandi civiltà dell'Oriente – non solo la Cina ma anche l'India e il Giappone – è decisamente più profonda di quella con l'islam, una religione storica che ha pur sempre molti tratti comuni con l'ebraismo e il cristianesimo.

La sfida è tanto più forte oggi, con la Cina che assurge a nuova superpotenza mondiale. Ma lo è stata anche in passato.

Tra il Cinquecento e il Seicento raccolse questa sfida un missionario geniale, il gesuita italiano Matteo Ricci, di cui ricorre nel 2010 il quarto centenario della morte, con mostre, studi e convegni anche in Cina, dove egli è considerato una gloria nazionale. Di lui è anche in corso il processo di beatificazione.

Ricci, nel dialogare con gli uomini di cultura della Pechino dell'epoca, adottò un approccio straordinariamente simile quello oggi proposto da Benedetto XVI. Sapeva bene che il Vangelo cristiano era una novità assoluta, venuta da Dio. Ma sapeva che anche la ragione umana ha origine nell'unico Signore del Cielo, ed è comune a tutti coloro che vivono sotto lo stesso cielo.

Egli dunque confidava che anche i cinesi potessero accogliere "le cose della nostra santa fede", se "confermate con tanta evidentia di ragioni".

Il suo annuncio della novità cristiana fu dunque graduale. Prendeva le mosse dai principi sapienziali del confucianesimo, dai tratti comuni che essi avevano con la visione cristiana di Dio e del mondo, per elevarsi man mano alla novità assoluta del Figlio di Dio fatto uomo in Gesù.

Non altrettanto fece Matteo Ricci con il buddismo e il taosimo, che sottopose invece a severa critica. Un po' come avevano fatto prima di lui i Padri della Chiesa, criticissimi nei confronti della religione pagana ma in rispettoso dialogo con la sapienza dei filosofi.

Su questo tratto geniale dell'opera missionaria di Matteo Ricci, ha scritto un libro importante un suo odierno successore nella missione: padre Gianni Criveller, 49 anni, del Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano, da vent'anni attivo in Cina, docente all’Holy Spirit Seminary College e all'Università Cinese di Hong Kong e autore di numerosi saggi.

Il brano che segue è tratto dal capitolo centrale del libro. E getta luce non solo su come Matteo Ricci agì quattro secoli fa, ma anche su come il cristianesimo può oggi affrontare la sfida cinese, con un metodo che è lo stesso proposto dall'attuale papa.

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IL METODO DELL'"ACCOMODAMENTO"

di Gianni Criveller

Il metodo dell’accomodamento, centrale nell’attività missionaria di Matteo Ricci, ha le sue radici teologiche nel pensiero di Tommaso d'Aquino e di Erasmo da Rotterdam. Era uno strumento ermeneutico adatto ad affrontare complesse questioni culturali e religiose, con le loro implicazioni dottrinali.

Ricci notò che molti brani dei testi classici cinesi concordavano con la dottrina cristiana e propose un parallelo tra il rapporto del cristianesimo con la cultura greco-romana e quello del cristianesimo stesso con il pensiero confuciano.

La distinzione tra la dottrina originale dei classici e i successivi commentari neo-confuciani è un punto chiave nell’interpretazione del confucianesimo data da Ricci. Egli affermò che gli antichi credevano in un Dio creatore: i termini antichi “Sovrano dall’alto” (Shangdi) e “Cielo” (Tian), non sono impersonali e immanenti, ma personali e trascendenti. Ricci, dunque, adottò i termini "Sovrano dall’alto" e "Cielo", insieme al neologismo “Signore del Cielo” (Tianzhu), per tradurre il nome di Dio.

Un’ulteriore e fondamentale prova dell’accomodamento come strumento ermeneutico si trova nel metodo utilizzato da Ricci per predicare e scrivere libri di argomento religioso. In "Della entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina" e in numerose lettere, Ricci illustra eloquentemente il suo metodo catechetico, basato sulla netta distinzione tra catechismo e dottrina cristiana.

Il "Catechismo" di Ricci, pubblicato nel 1603 dopo anni di elaborazione col titolo "Il vero significato del Signore del Cielo", era una presentazione di concetti fondamentali come l’esistenza di Dio e la retribuzione del bene e del male, in dialogo con i letterati confuciani e in polemica con buddhisti e taoisti.

La "Dottrina christiana" ("Dottrina del Signore del Cielo", 1605), conteneva un resoconto completo della dottrina cristiana per catecumeni e credenti: la dottrina della Trinità e del Cristo, le Sacre Scritture, i sacramenti, i precetti della Chiesa, le preghiere cristiane, ecc. [...]

Il "Catechismo" era dunque una rappresentazione cristiana del contesto culturale e dei classici cinesi. Nel 1609, in una lettera al vice-provinciale dei gesuiti in Giappone, Francesco Pasio, Ricci dava la seguente interpretazione teologica dei testi confuciani: “Esaminando bene tutti questi libri, ritroveremo in essi pochissime cose contra il lume della ragione e moltissime conforme a essa.” [...]

Nel "Catechismo", che è il libro più importante di Ricci, Gesù è menzionato solo nell’ottavo e ultimo capitolo, come maestro e operatore di miracoli inviato da Dio. Tuttavia, il capitolo non descrive esplicitamente Gesù come figlio di Dio e salvatore dell’umanità. Vi si legge piuttosto che il suo insegnamento è la base della civiltà occidentale e dopo la venuta di Gesù “molte nazioni occidentali hanno compiuto grandi progressi nella via della civilizzazione”. L'intento era che la figura di Gesù avrebbe suscitato un certo interesse nei letterati confuciani se fosse stata vista come un equivalente occidentale dei “maestri” nella tradizione filosofica cinese. Ciononostante, Ricci evita di proporre un paragone diretto tra Gesù e Confucio. Gesù, in realtà, è presentato come superiore a tutti gli altri maestri, santi e re. Per quanto cerchi di mettersi sullo stesso piano dei suoi interlocutori confuciani, Ricci afferma sempre la superiorità di Cristo. [...]

La "Dottrina christiana" contiene invece gli insegnamenti della rivelazione, essenziali per ricevere il battesimo e praticare una vita cristiana. Era pubblicata anonima perché il suo contenuto non era altro che l’insegnamento tradizionale cristiano: nessuno avrebbe potuto apporre la propria firma alla dottrina comune, tramandata da sempre. [...] L’unica cosa che le manca nella prima edizione sono i cinque precetti della Chiesa. A quel tempo i cristiani battezzati erano in Cina soltanto 500, sparsi in varie città e senza alcuna organizzazione ecclesiastica, e Ricci probabilmente pensò che introdurre i cinque precetti in Cina fosse prematuro e inattuabile. [...]

Ricci applicò la distinzione tra catechismo e dottrina cristiana anche alla sua predicazione orale, adottando tra quelli che in seguito verranno chiamati “apostolato indiretto” e “apostolato diretto”. Il primo aveva come interlocutori i letterati confuciani; il secondo i catecumeni e i battezzati.

Quando praticava la predicazione indiretta nei suoi incontri con i letterati, Ricci utilizzava il dialogo e la disputa secondo il modello dei testi classici cinesi e occidentali. Le sue conversazioni partivano dalla trattazione di temi scientifici, etici e filosofici, sviluppando gli elementi simili nei classici cinesi e occidentali a supporto delle proprie argomentazioni. Successivamente Ricci conduceva gli interlocutori a discutere di credenze religiose ed etiche, come l’esistenza di Dio, l’immortalità dell’anima, la ricompensa dei buoni in paradiso e il castigo dei malvagi all’inferno. [...]

Il "Catechismo" di Ricci, ossia "Il vero significato del Signore del Cielo", non era scritto soltanto per i letterati, i convertiti e i catecumeni, ma anche per gli oppositori della fede e per chiunque fosse interessato. Era un libro per tutti e comprensibile da chiunque e, come tale, fu stampato in numerose copie e diffuso in tutta la Cina. I libri viaggiavano anche senza i missionari e raggiungevano le nazioni vicine: Corea, Giappone e Vietnam. [...]

Viceversa, la "Dottrina christiana" non era stata compilata per essere distribuita a chiunque, ma per i cristiani e i catecumeni. Tuttavia, questo libro veniva occasionalmente dato anche a non cristiani verso i quali i missionari nutrivano fondate speranze di conversione. La dinamica della missione in Cina era più complessa di quanto una qualsiasi semplice schematizzazione possa rendere l’idea. C’è qualcosa di simile tra il metodo di Ricci e la catechesi dei primi secoli del cristianesimo, quando si prevedeva per i catecumeni un’introduzione graduale, a tappe, ai misteri della fede.

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Il libro:

Gianni Criveller, "Matteo Ricci. Missione e ragione, una biografia intellettuale", PIME, Milano, 2010, pp. 130, euro 13,00.


Fonte:

Chiesa Espresso

1 ottobre 2010