Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Mancano i fondi, per ora niente statua di Padre Matteo Ricci

di Maurizio Verdenelli

Stop all'opera sul più grande maceratese della storia commissionata allo scultore Cecco Bonanotte. Intanto il New York Times dedica un ampio servizio alle mostre cinesi su PMR

Padre Matteo Ricci oggi avrebbe compiuto 458 anni. Un anniversario, questo, tutto maceratese. Era infatti nato il 6 ottobre 1552 da Giovanni Battista, “speziale” e da Giovanna Angiolelli, nobildonna. Su questo c’è sicurezza, sull’abitazione dei Ricci no. Ufficialmente il palazzo era ubicato -lo garantisce una lapide meta ora di molte visite dall’estero- sull’attuale piazza Battisti, per lo storico Libero Paci manco per niente. Nell’attuale vicolo Ferrari (la via medievale più antica del capoluogo) sarebbe invece nato il gesuita che “per centinaia d’anni è stato cancellato dalla storia” ricordava un paio d’anni fa proprio a CM l’allora assessore alla Cultura, Massimiliano Bianchini. Fino a poco fa, a ricordarlo c’era solo una via del centro cittadino visto che il Vaticano taceva da sempre sulla figura di questo gesuita un po’ mandarino e che aveva fatto una specie d’insalata mista tra riti cristiani e le usanze del territorio di cui era rispettato ospite, ma pur sempre osservato speciale.
Ed ora siamo quasi alla conclusione delle celebrazioni per il 4 centenario della morte (a Pechino il 10 maggio 1610). Tutto è cominciato a dicembre 2009 con la Giornata delle Marche -con Nerì Marcorè e Giovanni Allevi- dedicata a PMR al Teatro Lauro Rossi. E mentre, visto il successo di critica e di pubblico, si sta prorogando l’apertura della bella mostra a Palazzo Buonaccorsi (“InOpera, sulle orme di padre Matteo Ricci”), si attendeva per la chiusura ‘col botto’ il ritorno ‘fisico’ del grande figlio di Macerata nella sua città. Il collocamento, cioè, di una grande statua in piazza Vittorio Veneto considerato che di PMR, nel capoluogo, era stata realizzato alcuni anni fa soltanto un busto, opera di Virginio (Virgì) Bonifazi, geniale acquarellista. Non ebbe eccessiva fortuna collocato in piazza Strambi a guardare di fronte a sé il Duomo, porgendo le terga (per così dire) ad un palazzo vuoto e fatiscente. Nessun incidente diplomatico, però. Dopo il restauro dell’edificio ora adibito a sede universitaria, il busto fu rimosso. Senza proteste.
Per la statua in ‘piazza San Giovanni’ (così anche comunemente definita) il problema sembrava limitata a questioni di ‘bon ton’, per così dire. A chi avrebbe guardato l’imponente scultura? ma soprattutto a chi avrebbe dato le spalle? Forse alla chiesa di san Giovanni e cioè al Vaticano (come Giordano Bruno) che per 400 anni o giù di lì l’aveva dimenticato? Non è il caso dopo l’attuale recupero! Dunque le terga le avrebbe mostrate al Potere economico costituito dall’opposto palazzo di Banca Marche. Tsk tsk…non appariva diplomatico anche se i vertici del potente Istituto, come noto, non sono più lì da tempo, ma a Fontadamo di Jesi. E se, la scultura, si fosse messa a guardare laicamente la Pinacoteca, avrebbe trascurato dunque la Benemerita e l’adiacente palazzo Galeotti che vide sposa la sorella di Pio IX, papa Mastai-Ferretti, abbastanza di recente innalzato agli altari? Dio ne scampi!
Il problema -non di poco conto, se ben si pensa- sembra destinato a cadere con l’ipotesi stessa della realizzazione dell’importante opera. Commissionata ad un grande scultore, portorecanatese d’origine, ma romano d’adozione: il sessantottenne Cecco Bonanotte, specializzato nella scultura in bronzo. Artista eclettico, vincitore nel ’96 del Prmeio speciale Japan Architettura, a Bonanotte si deve il nuovo ingresso dei Musei Vaticani, inaugurato nel 2000 da papa Giovanni Paolo II°. Sembra tuttavia che per realizzare la statua maceratese di Padre Matteo Ricci ci vogliano 600mila euro e che il progetto rischi seriamente d’arenarsi. Il vescovo di Macerata, mons. Claudio Giuliodori, è prudente e molto riservato e mi risponde soprattutto con un (eloquente) gesto delle mani: “Vedremo… si sta valutando”. Insomma i problemi ci sono, legati soprattutto al finanziamento dell’opera considerato che l’autore è stato individuato ed incaricato. “Si, la scelta di Cecco Bonanotte è nota da tempo ed ufficiale” conferma mons. Giuliodori. Quanto è duro il ritorno in patria, anche per i Grandi Figli. Soprattutto quando la festa (delle celebrazioni) si sta per concludere… Il santo -è in corso la causa di beatificazione per PMR- verrà dunque alla fine ‘gabbato’ e pure Macerata?
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Intanto in Cina stanno riscuotendo uno straordinario sucesso di visitatori e di critica le mostre dedicate a Matteo Ricci, organnizzate dalla Regione Marche con il coordinamento del prof. Filippo Mignini dell’Istituto Matteo Ricci.Attualmente è in corso la quarta mostra, a Macao.
Anche il New York Times ha pubblicato un ampio servizio sull’evento, lo riportiamo nel link qui sotto:
http://www.nytimes.com/2010/09/28/arts/28iht-melvin.html


Fonte:

Cronache Maceratesi

6 ottobre 2010