Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Un’assoluta novità l’esposizione del mappamondo ricciano di Shenyang

di Filippo Mignini

Una delle due principali novità della mostra di Macao rispetto alle edizioni precedenti di Pechino, Shanghai e Nanchino è costituita dall’esposizione, assolutamente inedita, della più grande carta geografica universale composta da Ricci e stampata a Pechino nel 1603. Si tratta di uno dei due esemplari originali fino a oggi noti di questa edizione, conservato molto gelosamente nel Museo provinciale di Shenynang, nella Provincia del Liaoning. L’altro esemplare è di proprietà della Songsil University di Seoul, nella Corea del Sud.

La carta, come lo stesso Ricci informa, è costruita sul modello della precedente edizione del 1602, disegnata in formato maggiore, in otto pannelli anziché sei, e ciascun pannello di misura leggermente più grande della precedente (203 x 58 cm). La carta 1602, elaborata da Ricci con l’aiuto dell’amico Li Zhizao, aveva visto la luce dopo circa un anno di lavoro e l’interesse che essa aveva immediatamente suscitato nella capitale impose la necessità di stamparne migliaia di esemplari. Presto ci si accorse, tuttavia, che gli incisori delle sei grandi tavole di legno che servivano da matrice per la stampa, fiutato l’affare, ne avevano prodotta anche una copia parallela, da cui traevano esemplari a pagamento per chi ne volesse. La richiesta, tuttavia, era così alta, che neppure la stampa clandestina riusciva a soddisfarla. Sicché, racconta Ricci, “un Christiano, con agiuto de’ nostri, ne fece un altro [Mappamondo] anco magiore di otto quadri, e scolpito lo vendette a gli stampatori, e fecero già tre stampe in tavole in quella Corte” (E 374).
Il “cristiano” a cui Ricci allude era Li Yingshi, un celebre dotto competente nelle tre religioni cinesi, mandarino ereditario del Tribunale della Guardia imperiale, esperto di matematica, geomanzia e varie arti di divinazione: “Nel che era sì famoso, che era chiamato da tutti e tenuto in grande stima; per questo non si poteva persuadere esser tutto questo falso, essendogli riuscito molte volte vero” (E 439). Cedendo infine agli argomenti di Ricci, Li Yingshi ricevette il battesimo nel settembre del 1602: bruciò pubblicamente in un rogo durato tre giorni i “libri proibiti” dalla religione cristiana presenti nella sua vasta biblioteca, molti dei quali manoscritti, e divenne assiduo frequentatore della casa di Ricci.


La mappa 1603 seguì in tutto il disegno dell’edizione 1602, tranne in un punto, ossia nel disegno delle sfere concentriche, aventi al centro la terra, dell’universo tolemaico. Nell’edizione precedente le sfere erano nove; sette pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), il cielo delle ventotto costellazioni e infine il cielo delle stelle fisse. Nell’edizione 1603, testimoniata dall’originale di Shenyang in esposizione, si pensò di aggiungere altre due sfere: la decima, che rappresenta il “Primo mobile”, ossia il primo cielo che riceve il movimento rotatorio e lo imprime anche a tutti i cieli sottostanti (normalmente era il nono cielo, come nel Paradiso dantesco) e l’undicesima, la sfera del Cielo empireo, residenza del Signore del Cielo, degli angeli e dei beati. Nel suo schema del sistema tolemaico presentato alla Cina, Ricci ritenne di dover aggiungere, come ottava sfera, quella delle costellazioni, per l’importanza che queste avevano nella astronomia e nella cultura cinese (non è un caso che Ricci componesse in cinese un poema in 400 versi sulle Costellazioni). Sicché la nona sfera è occupata dal cielo delle stelle fisse, anziché dal “Primo mobile”. Nel mappamondo di Shenyang si fa posto anche a questo (decima sfera) e, poiché non si dà mobile senza motore, inevitabilmente si decise di dedicare anche alla causa prima immobile di tutto il movimento dei cieli, ossia la sede sopraceleste del Signore del Cielo. In tal senso, il modello di cielo del mappamondo di Shenyang offre la rappresentazione più completa dell’essere, secondo la tradizione aristotelico-scolastica, perché congiunge mobile e motore, mondo fisico e causa prima metafisica.
Ricci scrisse una nuova prefazione per questa edizione e altri letterati ne aggiunsero di nuove o diverse rispetto all’edizione dell’anno precedente. Li Yingshi, autore di una delle prefazioni, in una breve postfazione ci dà i nomi di sei letterati cinesi che, insieme a Ricci, lavorarono alla mappa, ricca di oltre mille toponimi, molti dei quali rimasti nell’uso della cartografia cinese.

La carta, come le altre, fu stampata in bianco e nero. Ma quella di Shenyang fu successivamente colorata ad acquerello, con i toni dominanti dell’ocra, del verde e dell’azzurro. Il decoratore ignoto non si spinse a disegnare le navi e i fantastici animali marini e terrestri che si possono ammirare in altre mappe ricciane. Tuttavia, quella di Shenyang presenta una caratteristica unica tra tutte le carte ricciane a noi note. Quando essa cadde nelle mani dei nuovi dominatori della Cina, i mancesi dell’ultima dinastia Qing (1644-1911), fu trasportata nell’antica corte di Shenyang, studiata accuratamente e tradotta, nell’essenziale, nei caratteri della lingua manciù. Il visitatore può dunque oggi osservare, accanto alle principali iscrizioni in lingua mandarina, anche gli ideogrammi dell’ultima dinastia che ha governato la Cina.
Per concludere, conviene ricordare che le carte ricciane, come del resto in generale la cartografia del tempo, erano non soltanto strumenti di conoscenza scientifica, ma anche di meditazione spirituale e morale. Questo spiega perché, dopo aver calcolato le grandezze delle stelle appartenenti al cielo delle costellazioni e dei pianeti più alti fino al sole, nella carta si legga: “Questo prova che se vi fossero uomini nel quarto cielo e al di sopra di questo, essi non potrebbero vedere la terra. La terra, dunque, in rapporto al cielo è piccola come un punto. E noi, sopra un punto [così] piccolo ci dividiamo le terre per farci Principi e Imperatori! Per questo chiamiamo le usurpazioni “grandi imprese” e rimuoviamo i confini vicini per appropriarci dei campi altrui; giorno e notte cerchiamo di allargare i nostri fondi come se fossero feudi. Allora ci esauriamo nei divertimenti, ci affatichiamo a diffondere un nome e lasciamo le redini a passioni sfrenate. Oh!, quanto è pericoloso! Oh!, quanto è pericoloso!”


Fonte:

Cronache Maceratesi

4 agosto 2010