Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Il Presidente Napolitano vuole portare la mostra su Matteo Ricci al Quirinale. Spacca: “Un onore per tutti noi”

“Un onore per tutti i marchigiani e un significativo riconoscimento alla figura di un figlio della nostra terra: padre Matteo Ricci”.

Così il governatore Spacca ha accolto la visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Macao Museum of Art, alla mostra dedicata al missionario marchigiano realizzata dalla Regione sotto l’Alto patronato proprio del presidente della Repubblica.
Accompagnato dalla moglie Clio, dal figlio e dalla nipote (nella delegazione anche Stefania Craxi), il presidente Napolitano - che aveva già reso omaggio al gesuita maceratese deponendo una corona sulla sua tomba - ha dimostrato grande interesse per le opere esposte e ha espresso particolare apprezzamento per l’allestimento manifestando l’intento di ospitare la mostra al Quirinale. Sotto la guida di Spacca e del curatore Filippo Mignini, il Capo dello Stato ha potuto ammirare le opere italiane e cinesi esposte e di fronte ai pezzi provenienti dalla nostra regione ha rilevato che la mostra al Macao Museum of Art “è una vera festa delle Marche”. Napolitano - che ha promesso a Spacca di tornare nelle Marche prima della fine del suo mandato al Quirinale - ha apprezzato soprattutto il modo in cui l’allestimento “riesce a restituire la metodologia utilizzata da Matteo Ricci per far incontrare le due culture, quella italiana e quella cinese”.
“Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming” è la mostra che la Regione Marche ha voluto dedicare, nel 400° anniversario della sua scomparsa, alla figura del missionario gesuita (Li Madou nella traslitterazione in cinese del nome Ricci) che nel Paese asiatico gode di una fama pari solo a quella di Marco Polo. Un evento, quello al quale ha voluto essere presente il presidente Napolitano, che cade nell’Anno culturale della Cina in Italia e nel quarantennale delle relazioni diplomatiche tra il nostro Paese e la Repubblica Popolare. Padre Matteo Ricci per avvicinare i cinesi al pensiero cristiano cominciò a vestire abiti di foggia cinese. “Oggi - ha detto Napolitano i cinesi vestono come noi e non c’è bisogno di travestimenti, basta avere la volontà di capire, Se non ci fosse tale volontà significherebbe essere miopi. Non avere il senso nè dell’oggi nè del domani”.
“La visita del Capo dello Stato - ha commentato Spacca - suggella nel migliore dei modi lo sforzo organizzativo e l’impegno che la Regione ha profuso nell’allestimento dell’evento. L'aver inserito la tappa di Macao nella visita ufficiale in Cina, definita dallo stesso presidente Napolitano missione di forte amicizia, di profondo e reciproco riconoscimento, di condivisa assunzione di responsabilità per un mondo migliore, consolida ulteriormente - ha proseguito Spacca - il ponte ideale che le Marche hanno voluto costruire in questi mesi grazie alla mostra e ne rafforza quindi il significato. Le parole usate dal Capo dello Stato per ricordare questa straordinaria figura, definita modello di relazioni rispettose delle diversità, sono il modo migliore - ha detto ancora il governatore - per sottolineare la forza del suo messaggio. Matteo Ricci è un marchigiano che in Estremo Oriente portò lo spirito della propria terra, ma l’accoglienza ricevuta in Cina nel corso delle varie tappe della mostra testimonia come questa figura appartenga a tutta l’Italia e al mondo e come il suo messaggio di pace sia ancora oggi di grande attualità. Il nostro intento, in occasione del 400° anniversario - ha ribadito - è quello di ricordare la forza delle idee, la cultura, la ricchezza intellettuale di questo gesuita maceratese che riuscì a fare breccia nella corte imperiale cinese e ricevette l’onore mai concesso prima ad uno straniero di essere seppellito lì. Da un maggior approfondimento dell’opera di Matteo Ricci potremo trovare conforto, ispirazione e forza per affrontare le sfide che un mondo sempre più grande ci pone. In questo, forse, il metodo di Li Madou ci potrà essere d’aiuto, con il rigore di una disciplina che riconosce i doveri prima dei diritti, fondandosi sul coraggio personale, sulla ricerca e sullo studio che fa crescere la conoscenza, sul dialogo senza pregiudizi che rispetta ogni persona”.


Fonte:

Vallesina TV

30 ottobre 2010