Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


+7,8% il PIL cinese alla fine del 2012

di Eugenio Buzzetti

Il tasso di crescita dello scorso anno è il più basso dal 1999.

E' del 7,8% il dato finale del 2012 sul Pil della Cina a 51930 miliardi di yuan, pari a 6235 miliardi di euro. Lo ha rivelato oggi l'Ufficio Nazionale di statistica. Il tasso di crescita dello scorso anno è il più basso dal 1999. Nell'ultimo trimestre del 2012 la Cina ha registrato una crescita del 7,9%, in rialzo di mezzo punto rispetto al trimestre precedente, in cui il Pil cinese aveva toccato il punto più basso degli ultimi tre anni, fermandosi al 7,4%. Evidente, sul dato finale, l'effetto del rallentamento economico che aveva caratterizzato i primi nove mesi del 2012. Nel 2011, La Cina aveva chiuso l'anno con un Pil a +9,3%, mentre nel 2010 aveva registrato un tasso di crescita del 10,4%.

"Il pacchetto di stimoli governativi introdotti sin dall'inizio del 2012 -dichiara Wang Jun, economista presso il China Center for International Economic Exchanges, think-tank d'elite della capitale cinese- hanno prodotto i primi risultati. Sono serviti a fermare il rallentamento e a stabilizzare la crescita". Il governo cinese nei mesi scorsi aveva previsto per il 2012 una crescita attorno al 7,5%: il dato finale va oltre le aspettative ufficiali e supera di poco anche le previsioni degli analisti internazionali. Un sondaggio della Reuters aveva previsto per il 2012 una crescita del 7,7%, mentre per l'ultimo trimestre dello scorso anno, il tasso di crescita avrebbe dovuto essere del 7,8%. A trainare la buona performance degli ultimi tre mesi del 2012 sono state la ripresa del settore manifatturiero, che a ottobre e novembre ha segnato i valori più alti dei 14 mesi precedenti, e l'impennata dell'export che a dicembre ha segnato una crescita del 14,1% su base annua, al di sopra delle aspettative di tutti gli analisti.

La crescita del Pil del 2% su base trimestrale rimane, però, al di sotto delle aspettative di mercato, che erano del 2,3%, e non dissipano i dubbi di chi ritiene che la crescita cinese sia ancora fragile. Tra le note negative si registra il dato della produzione industriale, che nel 2012 è cresciuta del 10% su base annua, mostrando una flessione di quasi quattro punti percentuali (-3,9%) rispetto allo stesso dato di fine 2011. Per il mese di dicembre il dato mostrava una crescita per il quarto mese consecutivo, a +10,3%, dopo il livello minimo toccato ad agosto, a quota +8,9%. I tagli ai requisiti di riserva obbligatori operati dalla Banca Centrale dei mesi scorsi e le iniezioni di liquidità su mercato potrebbero avere conseguenze sul surriscaldato settore immobiliare o sull'andamento dei prezzi che potrebbero subire ulteriori aumenti, rispetto a quelli già registrati: a dicembre, l'indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento su base annua del 2.5%, e del 2% rispetto allo scorso mese di novembre. Il mese scorso, poi, i prezzi delle case sono aumentati a un tasso dello 0,3% su base mensile in settanta delle maggiori città cinesi. Si tratta del quinto aumento negli ultimi sei mesi, un dato che sembra suonare la campana a morto per il sogno del ceto medio urbano di diventare possessore di casa. Gli investimenti nel settore immobiliare, che contano per il 13,8% nel Pil del 2012, mostrano una crescita del 16,2% su base annua.

Tra i più ottimisti a commentare i dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica c'è Darius Kowalczyk, analista di Credit Agricole a Hong Kong. "Quello che tutti vogliono -spiega l'economista- è una crescita forte abbastanza da consolidare l'idea che i ricavi cresceranno e che non ci sia un rischio di hard landing, ma non eccessiva, non così forte da innescare un processo inflazionistico. Ed è quello che sta succedendo. Sono ottimista verso la Cina". La crescita del Pil del 2% su base trimestrale, rimane, però, al di sotto delle aspettative di mercato, che erano del 2,3%. Non tutti, però, sono d'accordo con i dati ufficiali. Tra questi, Xu Xiaonian, professore di economia e Finanza presso la China Europe International Business School di Shanghai. "Un giornalista mi ha chiamato e mi ha chiesto di commentare i dati di oggi -scrive il professore sul suo account Weibo, che in Cina fa le veci di Twitter, oscurato dalla censura- ma non dovrei essere pazzo a commentare dati falsi?".

A irritare il professore (ma non solo lui) non sono solo i dati del Pil. L'Ufficio Nazionale di Statistica ha pubblicato anche il dato del coefficiente di Gini, il valore che misura il gap tra ricchi e poveri all'interno di un Paese. Il coefficiente di Gini è compreso tra i valori di 0 (massimo equilibrio) e 1, che indica la situazione di diseguaglianza estrema. Per il 2012, il coefficiente di Gini si è attestato a quota 0,474, al di sopra dello 0,4, soglia fissata dall'ONU come limite oltre il quale la disparità sociale può comportare problemi di instabilità. Il coefficiente di Gini è un valore che la Cina tende a non divulgare. Gli ultimi dati ufficiali, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Xinhua, risalgono al 2008, quando l'indice di misurazione della distanza tra più e meno abbienti aveva toccato il valore più allarmante, 0,491. nel 2005, invece, secondo le statistiche della World Bank, l'indice era più contenuto in termini numerici, a quota 0,425. Secondo i dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica, dal 2008 in poi, il coefficiente di Gini è in graduale calo, anche se il range in cui fluttua, compreso tra 0,49 e 0,47, è giudicato ancora molto alto da Ma Jiantang, presidente dell'istituto che elabora i dati ufficiali cinesi. "Il Paese -sottolinea Ma- dovrebbe fare un lavoro migliore di redistribuzione del reddito e impegnarsi per una crescita più veloce degli stipendi delle classi medie e medio-basse".


Fonte:

AGI China 24

18 gennaio 2013