Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Processo Bo Xilai

di Simone Pieranni

Li Jingtian: "Pene più severe, più vigilanza interna al partito e uso dei social media: è quanto ci vuole per il prossimo decennio."

Bo Xilai, ex leader di Chongqing, epurato, espulso e ora in attesa di giudizio, potrebbe subire una sentenza esemplare: “per questo genere di condotte, abbiamo pene molto severe” ha fatto sapere da Davos, Li Jingtian, vice presidente esecutivo della Scuola di Partito.

Le parole del funzionario potrebbero quindi annunciare che, dopo la consegna di Bo Xilai nelle mani delle autorità giudiziarie, sia tutto pronto per il processo sullo scandalo politico più clamoroso degli ultimi trent'anni di storia cinese.

La scorsa settimana, dopo la notizia circa la sua consegna alle autorità giudiziarie - luogo e data del processo ancora sono sconosciuti - Bo Xilai ha nominato due avvocati della difesa in grado di rappresentarlo durante le udienze che lo vedono accusato del reato di corruzione. Le nomine – ha scritto un quotidiano di Hong Kong - sono un passo fondamentale in vista di un processo penale per Bo, la cui caduta è stato uno dei più grandi scandali che ha colpito il Partito comunista al potere da decenni e che ha esposto a tutto il mondo le divisioni profonde dei suoi vertici”.

Bo ha incaricato Li Guifang e Wang Zhaofeng, entrambi partner presso lo studio Legale Deheng a Pechino. Notizia confermata ai giornalisti dal personale in funzione presso lo studio degli avvocati, molto noti negli ambienti pechinesi. “Si tratta di avvocati nominati da Bo Xilai stesso”, ha specificato una della segretarie di Li Guifang.

La scelta degli avvocati era parsa fin da subito un segnale di buon auspicio per un processo che possa garantire i pieni diritti di difesa all'ex leader di Chongqing, il nuovo Mao, come veniva chiamato, specie rispetto ai due processi precedenti quelli di Bo e inerenti allo stesso scandalo.

I processi e le sentenze nei confronti di Gu Kailai, moglie di Bo Xilai, condannata all'ergastolo per l'omicidio del britannico Neil Heywood, e Wang Lijun, ex braccio destro di Bo Xilai, condannato a quindici anni, infatti si erano svolti in modo rapido e senza alcuna possibilità di contraddittorio. A raffreddare le speranze, però, sono arrivate ieri le parole di Li Jingtian, uno dei papaveri del Partito Comunista: “di solito comminiamo pene severe ai funzionari corrotti”.

Li Jingtian ha citato gli esempi di Liu Qingshan e Zhang Zishan, due leader nella prima fase storica del Partito Comunista cinese, entrambi giustiziati nel 1950 a seguito di accuse di corruzione, proprio in uno dei tanti momenti in cui era stata lanciata una campagna di “esempio” per i funzionari del Partito comunista cinese.

Li Jingtian non ha usato la mano morbida nella sua previsione e la sua è l'opinione di uno che conta e non poco, anche se la scuola di partito, che forma i quadri e aiuta a sviluppare l'ideologia, non ha alcun ruolo nel determinare la pena di funzionari corrotti. Ma Li – come sottolinea il Wall Street Journal - “ha la possibilità di accedere ai leader di più alto rango del Partito, perché già membro del Comitato Centrale (anche se ormai in età pensionabile) e perché ha lavorato con il numero uno attuale, Xi Jinping, proprio quando Xi guidava l'istituzione politica”.

Nel corso della sua “esternazione” a Davos, Li ha passato in rassegna anche altri episodi di corruzione e condanne nei confronti dei funzionari: ha citato infatti l'esecuzione di Cheng Kejie,che fu giustiziato nel 2000, ma “ha anche citato il caso di Chen Xitong, ex capo del Partito di Pechino condannato per corruzione nel 1998, ma scarcerato sulla parola d'onore medica nel 2006”.

Ha infine ricordato Chen Liangyu, ex segretario del partito di Shanghai, condannato a 18 anni di carcere con l'accusa di corruzione. “La Cina," ha detto Li, "anche grazie al ruolo dei social media sta proseguendo nella sua lotta alla corruzione. E per combatterla al meglio, bisogno di rafforzare la vigilanza all'interno del partito, della società e dei media”.


Fonte:

China Files

25 gennaio 2013