Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Riapertura del museo cinese ed etnografico di Parma

Nella sede dei missionari saveriani
gli splendori della Cina che fu

"Il Museo etnografico cinese di Parma è uno dei più importanti d'Italia e d'Europa, visitato anche dai cinesi d'Italia. Viaggio tra le mura del rifugio fondato da Monsignor Guido Maria Conforti, dove si custodiscono i tesori dell'antico splendore dell'Impero di Mezzo"
di Benedetta Pintus

Tra le mura silenziose del maestoso rifugio dei padri saveriani si nasconde un tesoro prezioso, custode dell’antico splendore della potenza del futuro, la Cina. Una piccola Pechino nel cuore di Parma, scrigno dei segreti di un mondo misterioso e affascinante, che appare lontano dall’Impero di Mezzo globalizzato che quest’anno ospiterà i giochi olimpici. Nella città-patria dei saveriani, la Casa madre fondata in viale San Martino da monsignor Guido Maria Conforti ospita uno dei più importanti musei italiani ed europei dedicati all’arte e alla vita quotidiana della Cina che fu. Quella descritta da Marco Polo e dai tanti missionari che arrivavano nel Catai con il sogno di diffondere il cristianesimo nel Paese più popoloso del pianeta, tra preziosi abiti di seta, incensi, paraventi, ombrelli di carta colorata e tè servito in tazze di finissima porcellana. (GUARDA LA FOTOGALLERIA DEL MUSEO)
“La Cina è stato il primo amore dei saveriani”, racconta padre Emilio Iurman, friulano che da sette anni si occupa con dedizione ai tesori del museo. “Per questo il nostro ordine si ispira all’o pera di Francesco Saverio, santo missionario che morì consumato dalle febbri nel 1552 sull’isola di Sanciano, mentre cercava di arrivare in Cina. Confidava nell’appoggio di Dio: all’epoca l’i mperatore aveva ordinato di tagliare la testa a qualsiasi straniero avesse cercato di entrare nel Paese”. Monsignor Conforti desiderava ardentemente diffondere la fede nel mondo e scrisse prima ai gesuiti e poi ai salesiani chiedendo di poter partire in missione, ma Don Bosco neanche gli rispose. Decise, quindi, nel 1895 di fondare per conto suo un ordine esclusivamente missionario, il terzo in Italia dopo quello dei comboniani e il Pime.
Da quel momento fino al 1949, anno in cui l’avvento della Repubblica Popolare costrinse i cristiani a lasciare il Paese, i missionari saveriani hanno donato alla sede parmigiana i preziosi oggetti che oggi si possono ammirare nel museo. In parte si tratta di vere e proprie opere d’arte in porcellana, ceramica, bronzo e avorio. Altri, invece, costituiscono il settore etnografico della collezione, che mostra ai visitatori la vita della Cina nei primi del Novecento: dalle prime stampe in inchiostro di china alle minuscole scarpine di seta che deformavano i piedi delle donne, dalle pipe per il fumo dell'oppio alle marionette usate per proiettare le ombre cinesi. La presenza di reperti artistici che vanno dalla preistoria fino all’ultima dinastia imperiale Ching che si estinse nel 1912, rende la collezione saveriana una delle più complete al mondo, come ha confermato Ye Zhemin, docente all'Accademia centrale di Arte e Artigianato di Pechino che nel 1998 ha studiato i reperti del museo.
Anche lui, come molti altri cinesi residente in Italia che arrivano in visita, sono rimasti stupiti dalla presenza di oggetti ormai scomparsi nella Cina contemporanea. Come un grande incensiere in bronzo finemente decorato, o un paravento di legno a sei ante con inserti in avorio e madreperla, trasformato poi in armadio in Occidente. “I cinesi più giovani che arrivano al museo – dice padre Emilio - rimangono a bocca aperta di fronte ad alcuni oggetti che probabilmente non hanno neanche mai visto. Gli adulti, invece, sono piacevolmente sorpresi che in un posto così lontano dalla loro terra siano custodite con rispetto cose che appartengono alla propria storia”. Una storia che, in fondo, appartiene all'immaginario di tutti e svela il volto più affascinante che si nasconde dietro il dragone asiatico che oggi sta conquistando il mondo.

Dl 01/12/2012 è possibile visitare il museo dal Martedì al Sabato: 9:00-14:00; al pomeriggio fino alle 17 solo previa prenotazione - chiuso domenica, lunedì e festivi.
V.le San Martino, 8 - Parma (ITALIA) Tel. (+39) 0521.257337
mail@museocineseparma.org


Fonte:

La Repubblica Parma

21 febbraio 2013