Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


La Cina mette fine all'utilizzo degli organi dei condannati a morte

di Antonio Talia

Milano, 2 ott.- La Cina si prepara ad abbandonare l’impiego degli organi dei condannati a morte nei trapianti, una pratica diffusa, che da sempre riversa su Pechino il biasimo della comunità internazionale: lo dice Wang Haibo, un esperto nominato dal governo cinese per mettere a punto un nuovo sistema nazionale di espianti, in un articolo pubblicato su Bulletin- il periodico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità- e ripreso anche dal Guardian.
“Negli ultimi due anni la Croce Rossa cinese ha lanciato un progetto pilota di donazioni degli organi in 16 regioni, e dall’inizio del 2013 questo sistema sarà sperimentato a livello nazionale. Ciò comporta l’inizio dell’abbandono del vecchio sistema” dice Wang Haibo. “Ormai tra la comunità dei chirurghi cinesi c’è un consenso diffuso sul fatto che il nuovo sistema potrà ridurre progressivamente la dipendenza dagli organi espiantati ai condannati a morte”.
Il viceministro della Salute Huang Jiefu aveva già dichiarato all’agenzia di stampa ufficiale Xinhua che nell’arco di cinque anni Pechino avrebbe abbandonato la pratica degli espianti ai condannati, lanciando contemporaneamente una vasta campagna per la donazione.
Secondo l’importante periodico medico Lancet, il sistema nazionale cinese ha introdotto la norma che consente di espiantare gli organi a un condannato a morte nel 1984. Negli anni ’90 numerosi attivisti per i diritti umani hanno denunciato abusi, e anche se non esistono statistiche pubbliche un articolo pubblicato dal China Daily nel 2009 sostiene che circa il 65% degli organi trapiantati in Cina proverebbe dal braccio della morte. Nel ’98 le associazioni dei medici di Corea del Sud e Cina avevano raggiunto un accordo studiare insieme un metodo alternativo, ma Pechino ha abbandonato il tavolo della cooperazioni due anni dopo.
Molti attivisti sostengono che la pratica -oltre a essere definita “immorale”- è molto opaca, e consente di ottenere il consenso dei condannati anche contro la loro volontà.

02/11/2013


Fonte:

AGI China 24

6 febbraio 2013