Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Il partito ha divorziato. Dal popolo

di Marco Zappa

Pechino è militarizzata in attesa dell'apertura del congresso. Le misure di sicurezza sono altissime, ma la gente comune si interessa poco e - anzi - è convinta che il cambiamento ai vertici del Partito e dello Stato cinese non li riguardi. L'analisi del South China Morning Post.

Da giorni a Pechino fervono i preparativi per il prossimo Congresso del Partito comunista cinese, che segnerà la fine dell'era Hu Jintao e l'inizio, forse, di quella del suo attuale vice Xi Jinping. Ma cosa succederà davvero durante il prossimo Congresso del Pcc? Cosa cambierà? Chi saranno i nuovi "imperatori" di Cina? A due giorni dall'inizio del Diciottesimo Congresso del Partito comunista cinese (in cinese Shibada, il grande diciottesimo) pare che molti lo ignorino. A segnalarlo, oggi è il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post. "Non ne so nulla. Non ha niente a che vedere con me," ha ammesso un neolaureato alla domanda dei reporter sulla data d'inizio del Congresso e sulla sua durata. "So che ci sarà un nuovo "imperatore" e che tutto sotto di lui cambierà". Ma chi sarà? Forse Xi Jinping? Il Popolo cinese sembra incerto. Come ricorda il South China Morning Post, la società civile della Cina continentale conosce molto poco della prossima generazione di leader che governerà il Paese. Anche perché i loro nomi e quelli dei membri delle loro famiglie sono stati integralmente censurati sul web. Il risultato è che oltre a non conoscerne gli hobby e gli interessi, i cinesi non conoscono nemmeno la linea su cui si orienteranno le politiche del prossimo decennale governo. "Sono cose troppo lontane dalle persone comuni come me," ha dichiarato un altro intervistato al quotidiano di Hong Kong. "Sono problemi [dei politici], non miei". Il vero problema, secondo il professor Wu Hui della Scuola centrale del Partito raggiunto ancora dal South China Morning Post, è che il Partito che prese il potere nel 1949 è molto cambiato negli ultimi anni. Un tempo era "al servizio del popolo, nato dal popolo e con il popolo una cosa sola". Oggi non è più così, pare anzi che il Partito stia letteralmente "divorziando dal popolo". Tuttavia, i numeri ufficiali dicono altro. Al Congresso nazionale del Pcc del prossimo 8 novembre saranno numerosi i delegati giovani e più vicini alla "base" popolare. La maggior parte di questi infatti si è unita al Pcc a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, nell'epoca delle riforme e dell'apertura al mercato; circa il 5 per cento di loro, poi, è under 35. Jiao Liuyang, campionessa nei 200 farfalla del nuoto alle Olimpiadi di Londra, a 22 anni sarà la più giovane del Diciottesimo. I quadri "di base" saranno invece il 30,5 per cento del totale, secondo quanto riportano l'agenzia di stato Xinhua e il China Daily, quotidiano in lingua inglese vicino al Partito; circa il 2 per cento in più rispetto allo scorso Congresso. Un partito più giovane e vicino ai bisogni della base sembra comunque incapace di smuovere l'interesse della popolazione. Il popolo cinese da anni non è più la base di potere del Pcc. È ancora il professor Wu a spiegare infatti che "i cinesi comuni non hanno la possibilità di eleggere funzionari più in alto dei loro capi-villaggio, quindi non sentono nessun attaccamento al regime." Anche per questo motivo, i cinesi sembrano piuttosto apatici nei confronti della politica e, di più, sembrano accorgersi di una vera e propria frattura tra loro e gli oltre 2,200 rappresentanti del Partito che in queste ore stanno arrivando nella capitale da tutto l'ex Impero di mezzo. "I delegati del Partito sembrano contenti quando li vedi in televisione," dice un altro intervistato al South China Morning Post. "I notiziari della Tv di Stato però non sono realistici e in più loro – i delegati – non sono affatto persone comuni come noi." Eppure da settimane per le strade di Pechino non si fa altro che leggere slogan di benvenuto allo Shibada su striscioni, insegne e composizioni floreali: "Siamo felici di accogliere il Diciottesimo Congresso" oppure "Accogliamo con tutti gli onori i delegati del Partito comunista da tutto il Paese". Il tentativo dell'establishment cinese di creare un'atmosfera di armonia e entusiasmo per l'evento però pare non stia avendo gli effetti desiderati. "Non è affar nostro," dice un pensionato al South China Morning Post. "Quello che possiamo fare è pregare per ché la nuova generazione di leader ci prometta benessere."

06/11/2012


Fonte:

China Files

18 febbraio 2013