Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Le sfide del principe rosso Xi Jinping

E’ una Cina necessariamente diversa e che vive un momento non esaltante quella che Hu Jintao lascia nelle mani di Xi Jinping. L’enigmatico presidente cinese, fautore e promulgatore dell’ ‘armonia nella società, ha vissuto da leader gli anni del boom del Dragone. Il ‘principino’ invece, che a giorni sarà segretario del Partito Comunista Cinese e a marzo presidente, dovrà fare i conti con una forte crisi economica mondiale, che ha investito in pieno anche Pechino. Sa che i dieci anni che lo aspettano dal punto di vista economico non possono essere come quelli appena trascorsi. La sua Cina necessita di riforme per procedere sull’armonia, le stesse appena accennate in questi anni e anche oggi, nel discorso di apertura di Hu Jintao. In un Paese nel quale il numero delle manifestazioni per il malcontento è in aumento, nel quale nonostante i controlli l’informazione riesce a circolare più facilmente, il nuovo segretario/presidente dovrà agire sull’economia per favorire i consumi interni, migliorare il welfare, demolire alcuni monopoli e favorire il privato. Dovrà combattere fortemente la corruzione imperante nel partito, sostenere le classe deboli e tentare di ridurre il gap fra ricchi e poveri. Ma dovrà lavorare anche su piani non economici molto caldi: le questioni sociali, la partecipazione democratica sempre più richiesta, le libertà. E su dossier scottanti come Tibet, uighuri e Taiwan, oltre che sui rapporti con Usa, Giappone ed altri paesi. P Xi può contare su una maggiore competenza internazionale rispetto al suo predecessore grazie a numerosi viaggi all’estero, un soggiorno negli Usa e una figlia che studia ad Harvard. E su una moglie, la seconda, famosa cantante popolare, che forse diverrà la prima first lady ‘all’occidentale per la Cina. Quando Hu Jintao prese il potere nel 2002, si sapeva poco di questo figlio di un venditore di te, che aveva fatto carriera all’interno del partito sotto l’ala protettiva di Deng Xiaoping, mandato in territori caldi. Come la provincia del Guizhou, povera e piccola del Sud est, ricca di riso, foreste e minerali. Nel 1989 sedò con la forza la rivolta in Tibet da segretario del partito nella martoriata regione, lo stesso anno, pochi mesi prima, che i carri armati fermassero i manifestanti a Tiananmen. Di lui si è detto, scritto e saputo poco anche nei suoi dieci anni ai vertici del Paese: a differenza del primo ministro Wen Jiabao, “nonno Wen”, che si è visto ad ogni calamità, sulla scena di ogni disastro naturale, Hu è rimasto alla sua scrivania nella cittadella del potere cinese, Zhongnanhai, accanto alla Città Proibita a guidare partito e Paese. La pur minima apertura che ha fatto negli anni, con la quotazione di società statali all’estero e una maggiore propensione al mercato, ha favorito il boom la cui onda lunga si sta però esaurendo. E questo lo sa bene il principino Xi. Dopo la parentesi di Hu, ‘figlio di nessuno non legato alla rivoluzione’, spetterà a lui, figlio di un eroe, mantenere l’armonia. Suo padre, Xi Zhongxun, fu un famoso vice premier riformista che disegnò le Zone Economiche Speciali volute da Deng, finito più di una volta in carcere durante la Rivoluzione Culturale per le sue posizioni poco ortodosse. Anche se Xi ha meritato i galloni sul campo lavorando in provincie difficili come l’Hebei e il Fujian, é stato segretario dello Zejiang (ad est, provincia ricca, dove c’è anche Wenzhou, la patria dei cinesi emigrati nel mondo, in Italia in particolare, oggi modello di sperimentazione economica) e risanatore di Shanghai dopo gli scandali della cricca. Un’esperienza a cui l’esponente della quinta generazione di leader cinesi dovrà attingere a piene mani per guidare la seconda potenza economica mondiale nei prossimi dieci anni.

08/11/2012


Fonte:

partecinesepartenopeo.wordpress.com

12 marzo 2013