Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Xi Jinping, figlio di uno dei padri della Repubblica popolare

Xi appartiene al taizidang, il partito dei principi, ed è figlio di Xi Zhongxun uno dei padri fondatori della Repubblica popolare. Noto per il suo matrimonio con la famosa cantante Peng Liyuan, in un viaggio che risale allo scorso anno in Messico, si era espresso così riguardo la sua visione del mondo occidentale: «Alcuni stranieri con la pancia piena non hanno niente di meglio da fare che puntare il dito contro la Cina. Pechino non esporta rivoluzione, così come non esporta fame e povertà. Cos'altro c'è da dire?». LA CARRIERA NEL PARTITO. Laureato in Ingegneria all'università di Tsinghua a Pechino, che ha prodotto molti degli attuali leader cinesi, compreso il presidente Hu Jintao, Xi Jinping è entrato nel partito comunista nel 1974, diventando segretario locale della provincia dell'Hebei nel 1982. Tre anni dopo si è trasferito nella provincia di Fujian, dove è diventato governatore provinciale nel 2000.Uomo determinato, si è distinto per la lotta alla corruzione e per un'attenzione particolare alle riforme economiche, due dei temi chiave del congresso in corso. Nel 2007 è diventato capo del partito a Shanghai, quando l'ex segretario, Chen Liangyu vide cadere la propria stella, accusato di corruzione. NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE. Poco dopo fu nominato nel comitato permanente del partito, salvo diventare nel 2008 vicepresidente della Repubblica Popolare. Xi Jinping è considerato una figura di compromesso all'interno del partito: «Senza dubbio Hu aveva altre preferenze» per la successione, ha spiegato Joseph Cheng, politologo dell'Università di Hong Kong, «ma forzare la mano con un cambio sarebbe stato troppo rischioso». Xi Jinping dovrebbe dunque garantire una linea di continuità con la crescita economica attuale; meno credibile è forse la sua attenzione alle riforme politiche e sociali di cui il Dragone, in una fase di profonda trasformazione dopo un trentennio di crescita ininterrotta e vorticosa, ha profondamente bisogno.

08/11/2012