Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


I CINESI OSSERVANO DA LONTANO

di Giovanna Di Vincenzo

Milano, 9 nov.- Il conto alla rovescia ha battuto gli ultimi rintocchi, il XVIII Congresso del partito comunista prende il via a Pechino, dove in questo momento sono puntati i riflettori internazionali per osservare il processo di formazione delle nuova squadra politica che guiderà la Cina nei prossimi dieci anni. Qual è il futuro del Paese con quasi un miliardo e trecento milioni di abitanti, senza contare quelli che sono emigrati all’estero? E come cambierà il futuro di questi ultimi? Agichina24 ha realizzato un’indagine a Milano, dove risiede la comunità cinese più grande d’Italia per capire quali sono le aspettative degli immigrati cinesi sul futuro della Cina dopo il XVIII Congresso. Prima però un po’ di dati sulla composizione di questa comunità presente in Italia sin dagli anni Venti del secolo scorso e ben radicata ormai sul suolo nazionale. I cinesi sono la quarta comunità di stranieri in Italia, preceduti numericamente dai marocchini e seguiti dai migranti dell’Ucraina. Secondo l’Istat, all’inizio del 2011 erano quasi 210 mila i cittadini cinesi in tutto il territorio italiano,- il 5% sul totale degli stranieri- concentrati soprattutto nel Nord Italia e nel Centro (a Prato risiede la comunità più numerosa rispetto alla popolazione autoctona). Una delle mete più ambite per l’immigrazione cinese in Italia è la provincia di Milano: qui vi risiedono più di 24 mila cinesi, gran parte provenienti dallo Zhejiang - provincia della Cina meridionale- e in particolare dal distretto di Wenzhou e zone limitrofe. L’emigrazione è una prassi molto diffusa tra gli abitanti di questa località che continuano ad alimentare ancora oggi lunghe catene migratorie, soprattutto nell’Europa meridionale. La comunità cinese di Milano è omogeneamente distribuita tra uomini e donne ed è per lo più dedita alle attività manifatturiere e commerciali. Si distribuisce in molti quartieri della città, ma una strada in particolare è nota per la massiccia concentrazione di migranti cinesi, tanto da essere stata definita la chinatown meneghina: si tratta di via Paolo Sarpi, costeggiata da negozi, bar e saloni di bellezza gestiti da cinesi. Lungo questa strada sono state svolte le interviste sotto forma di questionari in lingua cinese sottoposti a 80 persone e raccolti nel pomeriggio di sabato 3 novembre, cinque giorni prima l’apertura del XVIII Congresso del partito comunista, durante il quale i delegati dovranno confermare le nomine dei nuovi membri della compagine politica ed il nuovo segretario generale e futuro presidente della Cina, che secondo i pronostici sarà Xi Jinping. L’obiettivo dell’indagine è duplice: capire quanto sono informati sulla politica domestica i cinesi che non vivono nel loro Paese ma al quale sono comunque legati da una forte identità culturale, per via degli affetti familiari rimasti in patria e per via di un probabile ritorno. Come dimostrano numerosi studi del settore, la migrazione per gli huaqiao - termine cinese per indicare i cinesi d’oltremare- è solo una parentesi della loro vita lavorativa: raggiunto un adeguato guadagno nei paesi sviluppati, quasi sempre scelgono la Cina per andare in pensione. Il secondo obiettivo dell’indagine è capire quali sono le loro aspettative per il futuro della Cina dopo il XVIII Congresso e se hanno fiducia in un sistema di governo differente da quello dei paesi in cui hanno scelto di emigrare, in questo caso l’Italia. Il primo risultato del sondaggio è numerico: su 80 questionari distribuiti, 55 persone hanno risposto a più della metà delle domande, queste costituiscono il campione rappresentativo dell’attuale indagine. Dalle risposte ai primi quesiti, si riesce a tracciare un profilo degli intervistati, in termini di età, sesso, occupazione e livello di istruzione. Hanno risposto uniformemente uomini e donne, in prevalenza giovani tra i 25 e 35 anni, seguiti dai giovanissimi fino a 25 anni e dagli adulti tra 36 e 45 anni. Solo il 9% degli intervistati che hanno risposto ha più di 46 anni. La totale maggioranza lavora, solo una piccolissima percentuale si trova in Italia per motivi di studio, mentre dal profilo scolastico, si tratta di migranti con un grado di istruzione media. Se più della metà risiede in Italia da meno di 10 anni, una buona parte dichiara di essersi trasferita più di un decennio fa. La quasi totalità degli intervistati crede che Xi Jinping sarà il probabile prossimo presidente della Cina, mentre poco meno della metà sa che la data dell’inizio del XVIII Congresso è l’8 novembre, la restante parte dichiara di non sapere cosa si svolgerà in Cina nelle prossime settimane. Un dato interessante è emerso dalle risposte alla domanda “quali tipologie di persone vorresti facessero parte del nuovo Comitato Centrale del partito”: più della metà degli intervistati vorrebbe i riformisti e una discreta percentuale –il 29%, di cui in maggioranza donne- vorrebbe più uomini d’affari tra le fila del partito. Tuttavia, un buon 13% si astiene dal rispondere. Sebbene fisicamente lontani dal loro Paese, i cinesi d’oltremare nutrono grandi speranze per il futuro della Cina. Tra coloro che hanno risposto alla domanda del sondaggio “Cosa ti aspetti dalla nuova leadership al governo?”, considerando la multipla scelta della opzioni di risposta, è risultato che il 47% spera che vengano risolti i problemi sociali, la disparità di reddito e la corruzione; il 29% auspica una maggiore crescita economica; il 27% un ruolo maggiore della Cina nella politica internazionale; il 23% vorrebbe l’attuazione delle riforme politiche, maggiore libertà e democrazia. Si registra inoltre un grado di fiducia medio-alto nei confronti del partito comunista, mentre alcuni intervistati sono disinteressati al suo operato e 4 dichiarano di avere poca fiducia. Inoltre, a conferma della tendenza a ritornare in patria dopo l’esperienza migratoria, il 67% dichiara di volere ritornare in Cina prima o poi (il 35% tra dieci anni, il 27% tra due o tre anni, il 31% non lo sa ancora). Il 24% dichiara di voler rimanere nel Belpaese. Altro dato significativo emerso dall’indagine riguarda la possibilità o meno di partecipare alle elezioni politiche e amministrative in Italia: più della metà degli intervistati vorrebbe partecipare attivamente alla vita politica del Paese in cui vivono, mentre il 42% non mostra questo interesse. Notevole anche la curiosità di molti riguardo l’argomento del sondaggio, alcuni hanno espresso ulteriori considerazioni verbalmente, con commenti alle recenti vicende della politica interna (tra cui il caso Bo Xilai) e speculazioni sulla futura leadership. A parte pochissimi casi di diffidenza nei confronti dell’indagine, gli intervistati hanno mostrato disponibilità, apertura e talvolta anche entusiasmo nell’essere interpellati su questioni interne della Cina in un Paese straniero. La maggior parte conosce il nome del probabile futuro leader, ciò significa che seguono la stampa e sono attenti alle grandi questioni nazionali. Gli huaqiao sono il ponte che collega la Cina con il resto del mondo, da lontano osservano il Paese che cambia mentre cambiano anche loro, chissà se nei prossimi anni al ritorno in patria, le loro speranze saranno diventate realtà.

09/11/2012


Fonte:

AGI China 24

5 aprile 2013