Dialogo è accettare l'altro come è e come egli stesso si definisce e si presenta a noi, di non cessare di essere se stessi mentre ci si confronta con il diverso, di essere consapevoli che la nostra identità esce arricchita e non sminuita da chi di questa identità non accetta alcuni elementi, magari anche quelli che noi riteniamo fondamentali. La riconciliazione è possibile, tra i cristiani e nella compagnia degli uomini. (Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose)


Paranoia Twitter: il primo congresso dell'era di weibo

di Marco Del Corona

Intorno alle 14.40 Jiang Zemin è sparito. Non esattamente il grande vecchio che la mattina aveva giganteggiato accanto a Hu Jintao nella Grande Sala del Popolo, ma le immagini di lui. Che sbadiglia, si tocca il viso, alza gli occhi al cielo. Quasi lesa maestà. Gli scatti sono stati cancellati da weibo, il Twitter cinese, più che mai esposto all’opera dei censori durante lo shibada, il congresso del Partito. Le discussioni perdono pezzi, i forum vengono bloccati come nel caso del portale Baidu, la Rete funziona come a strappi e, nei giorni scorsi, il ministero delle Telecomunicazioni ha addirittura dovuto assicurare che non era vero che Internet sarebbe stato chiuso durante l’evento.

COMMENTI: Essere il primo congresso comunista dell’era di weibo ha i suoi costi. Come annota David Bandurski, del China Media Project dell’Università di Hong Kong, “possono servire giorni per capire se il rapporto di Hu Jintao di 46 pagine contiene qualcosa di nuovo” ma è già ora una certezza il peso dei microblog cinesi. “Hanno fatto irruzione sulla scena dell’informazione circa due anni dopo l’ultimo congresso, svoltosi nell’ottobre 2007” e nel 2010 erano già “immensamente popolari e influenti”. Adesso di più. Chi ha potuto ha detto subito la sua. Dal Wisconsin lo scienziato Yi Fuxian si è lamentato che Hu non avesse mai menzionato la legge del figlio unico mentre lo scrittore Wang Xiaoshan ha definito “follia” la frase di Hu sull’”innalzare la gloriosa bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi”. Un altro passaggio del segretario (“non dobbiamo prendere la vecchia strada, chiusa e rigida, e nemmeno quella perversa del cambiamento di bandiere”) è stata irrisa da anonimi (“e allora dobbiamo morire?”) e dal giornalista Luo Changping.

HACKER:Ieri, poi, gli account di Twitter (bloccato in Cina, salvo strategie di aggiramento come le vpn) di diversi corrispondenti e analisti sono apparsi come forzati dall’esterno. Che si trattasse di un problema della piattaforma o che davvero fosse un tentativo di hackeraggio, l’incidente ha obbligato molti a reimpostare la password. E ha alimentato i ragionevoli timori che si replicassero gli attacchi del passato alle caselle di posta elettronica, anche se la penetrazione in Cina dei tweet di corrispondenti soprattutto anglofoni resta minima.

BUGIE: Persino i siti ufficiali confermano che la rete resta un luogo privilegiato a cui affidare i mugugni altrove da tacere. Sul weibo del Quotidiano del Popolo l’utente Qing Nangke ha scritto che “una nazione che dice bugie e incoraggia la gente a mentire è senza speranza. Dalle parole dei delegati capiamo il futuro della Cina”. E il blogger Li Gao su Sina.com scherza su Jiang, ancora lui, e le sue “tre rappresentanze”: “Il congresso è solo un vecchio show… Chi sta dentro crede che chi sta fuori sia il popolo, ma chi sta fuori si considera spettatore. In pratica: un vecchio show, due ruoli, tre rappresentanze. Evviva!”.

09/11/2012


Fonte:

leviedellasia.corriere.it

12 aprile 2013